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Leggero come una stella: grazie, Darijo

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L’omaggio del collega Gabriele Lippi al terzino croato, che ieri ha ufficializzato il suo addio al Cagliari dopo soltanto un anno, per ritirarsi dal calcio giocato.

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Le stelle cadenti corrono silenziose e rapide sopra le nostre teste, così leggere che spesso nemmeno ci rendiamo conto del loro passaggio. Darijo Srna è una stella, una delle più luminose che abbiano mai illuminato il calcio croato e ucraino, o che abbiano calcato l’erba cagliaritana del Sant’Elia o della Sardegna Arena. Così, leggero come una stella, era arrivato un’estate fa, reduce da una lunga squalifica per doping, e altrettanto leggere se ne va ora, dopo una stagione al di sotto delle aspettative sue e nostre, ma senza cercare alibi, senza polemiche, con un messaggio di saluti carico di un affetto ben superiore a quello che sarebbe lecito attendersi dopo appena un anno.

L’arrivo di Darijo Srna mi aveva fatto sognare. Immaginavo cross pennellati per la testa di Pavoletti, calci d’angolo tagliati, gol su punizione. Tornando a Cagliari l’estate scorsa comprai una maglietta rossoblù allo store del Largo Carlo Felice, ci feci stampare sopra il numero 33 e il suo cognome, persi lì dentro il tempo che in teoria avrei dovuto passare al Poetto con la mia ragazza, mentre lei mi aspettava paziente, senza fare una piega, forse senza capire quella strana forma di follia con cui mi mostravo ai suoi occhi, ma certamente rispettandola. Srna esordì il 26 agosto, giorno del mio compleanno, contro il Sassuolo. Qualche giorno prima, all’asta del Fantacalcio, non ero riuscito a prenderlo, ma convinsi l’amico che se l’era aggiudicato a scambiarlo alla pari con Armando Izzo. Col senno di poi ci guadagnò lui, ma se dovessi tornare indietro rifarei mille volte la stessa cosa.

Ora è chiaro che mi aspettavo moltissimo da quel giocatore che veniva da 15 stagioni in Champions League e aveva alzato da capitano una Coppa Uefa con lo Shakhtar Donetsk, che aveva il record di presenze con la Croazia (134) e un totale di 78 gol segnati in carriera. Srna era il terzino che compravo sempre a Football Manager, il mio punto fermo, lo piazzavo sulla destra e lui mi ricompensava con grandi prestazioni e cross precisissimi, le stesse cose che per anni gli avevo visto fare nelle competizioni europee e con la nazionale, nemmeno i 36 anni all’anagrafe e quello di inattività alle spalle mi avrebbero mai potuto convincere che a Cagliari non sarebbe stato in grado di fare le stesse identiche cose.

Non è andata così, ma non ho rimpianti. Ho solo la gioia di aver potuto ammirare un campione di quel livello con la maglia della mia squadra del cuore. Gioia e orgoglio, un orgoglio rafforzato ulteriormente dalle parole che Srna ha speso per salutare i compagni di squadra, lo staff tecnico, la dirigenza e la piazza. Srna ha portato un po’ di Cagliari in casa del Pallone d’Oro Luka Modric, e un pezzo del Pallone d’Oro di Modric a Cagliari. È stato tra i primi a ricevere la telefonata del centrocampista del Real dopo l’assegnazione del premio, è andato a trovarlo a Madrid accompagnato da Lucas Castro e Fabio Pisacane, e anche se ci abbiamo scherzato sopra ci ha fatto piacere vedere i nostri giocatori sul divano di un fuoriclasse mondiale.

Srna ha anche giocato, ogni volta che ne ha avuto abbastanza per farlo. Spesso, fino alla sconfitta col Sassuolo, poi sempre un po’ meno, dopo l’arrivo di Cacciatore. Ha fatto 3 assist e battuto meno punizioni e angoli di quanti avrebbe potuto batterne, ma non ha mai preteso un posto da titolare e un trattamento privilegiato in virtù di un curriculum francamente imparagonabile a quello dei suoi compagni di squadra. Forse non ci ha portato lo spettacolo che speravamo di avere, e dopo una prima parte di stagione in cui da regista decentrato sembrava realmente poter essere l’uomo in più nello sviluppo del gioco di Maran è andato costantemente in calo, ma ci ha offerto il meglio della sua professionalità e il massimo dell’umiltà che si possa richiedere a un calciatore. Per questo il suo passaggio su Cagliari, seppur lieve e veloce come quello di una stella cadente, non può passare inosservato. Per questo ricorderemo per sempre di quando apparve per la prima volta nel nostro cielo, e noi chiudemmo gli occhi esprimendo un desiderio che è rimasto inesaudito ma in cui vorremmo poter credere ancora.

Gabriele Lippi