Intanto il tempo passa (e non gli frega niente)

Una votazione annunciata e poi rinviata, la pancia dei tifosi che rumoreggia sempre più e il consueto traccheggiare politico: passa il tempo e la questione stadio non sembra per nulla vicina alla soluzione.

Un nuovo colpo di scena. Fino a un certo punto, in realtà, visto che ormai sulla vicenda del nuovo stadio di Cagliari è quantomeno esagerato sorprendersi di fronte alle novità. Tra lunedì e martedì era attesa la doppietta del voto della Commissione Urbanistica sulla delibera per il Piano Guida di Sant’Elia con, a ruota, la votazione in Consiglio Comunale. Un passo fondamentale per dare una sorta di assist definitivo al Cagliari Calcio, affinché presenti il suo progetto esecutivo in conformità alle linee dettate da Palazzo Bacaredda. Nuovo rinvio, probabilmente al prossimo venerdì 22 novembre, e fastidio che monta un po’ da tutte le parti. Facile quello dei tifosi-cittadini, che in questi casi danno sfogo (per la maggioranza di essi) alla pancia più che al ragionamento. Sin troppo prevedibile il malcontento di quelle persone, amanti del calcio e non, che in pieno delirio da terzo posto della squadra di Maran vedono lo stallo sullo stadio come il classico intoppo in arrivo da una politica pachidermica.

CAGLIARI, POSIZIONE BIFRONTE – Monta, imperioso, il malcontento del Cagliari, come si è evinto dai tanti articoli sul tema negli ultimi giorni. In via Mameli non hanno certo preso bene lo stand-by degli ultimi sei mesi, e il patron Giulini morde il freno. Si balla tra un momento esaltante sul campo e le nebbie che avvolgono il principale core business della sua avventura sportiva in Sardegna. Per mesi il Cagliari è rimasto in silenzio, con un progetto da presentare lavorando con Sportium-Progetto CMR, salvo poi scoprire che il cambio della guardia al Comune di Cagliari gli avrebbe riservato altri mesi di sudore e dubbi. Di fatto, per il club rossoblù può anche trattarsi di una posizione comoda, per certi versi. Se fino all’altro giorno Giulini veniva tirato per la giacchetta al grido di “Ajò, lo vuoi fare lo stadio o sono promesse al vento?”, adesso il privato gode della stima di quasi tutti, come sempre accade nel calcio quando si vincono le partite. Il vero cattivo, per tutti, è la politica, segnatamente quella che governa con Paolo Truzzu nella poltrona di Sindaco, mentre l’attuale opposizione si mette di traverso e intende incassare il più possibile.

OTTIMISMO A PALAZZO BACAREDDA, MA… – Si parla, per completezza, della stessa parte politica che uscì trionfante dal Zedda-bis con la votazione del 28 marzo 2019, ma che ancora oggi paventa un “pericolo Trieste” che sembra essere, al di là di ogni colore politico, tecnicamente fuori luogo. Ma, in generale, la politica che fa? Non è un mistero che ci sia dissonanza tra le uscite pubbliche di Truzzu e soci e i fatti. Una doppia faccia che non piace al Cagliari, al netto delle moine a mezzo stampa in realtà arrivate più che altro da una parte sola. Il primo cittadino si professa grande tifoso rossoblù da diversi lustri, riceve Rolando Maran in Comune e ostenta ottimismo urbi et orbi in fatto di stadio. Una positività che, oggi, non appare certo giustificata. E, almeno nei borsini delle ultime settimane, le critiche sono tutte per chi governa, con l’esplosione in questo lunedì di nulla di fatto.

COME CANTAVANO I NEGRITA – La questione stadio, insomma, è tutta da vivere con apprensione. Nessuno, come sempre, ha il coraggio di mettersi contro un’opera potenzialmente in grado di far svoltare la città, la Sardegna e la sua squadra. Nessuno, però, sembra intenzionato a muovere concretamente e celermente (si fa per dire) le pedine giuste. C’è qualcuno che ha interesse affinché le cose non si muovano? Che tipo di interessi extra-Cagliari possono celarsi in tutta la vicenda? Di sicuro c’è che tutti aspettano, il cielo azzurro sopra Nainggolan e compagni si fa nero quando si esce dal campo e la palla passa alle scrivanie della politica. E soprattutto, come dicevano i Negrita nella seconda traccia dell’album XXX (1997),“E intanto il tempo passa e non gli frega niente”…

Francesco Aresu

 
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