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Tutti gli equivoci di Di Francesco: da Marin al ruolo di manager

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Una conferma a sorpresa, con tanto di rinnovo altrettanto sorprendente. Di Francesco ringrazia il presidente, accetta l’offerta e va avanti, ancora più convinto della bontà del proprio lavoro.

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Manager ma non troppo – Carta bianca, ma senza piena libertà. L’allenatore del Cagliari sarebbe dovuto essere nell’idea iniziale una sorta di manager all’inglese, ma dopo quasi sei mesi dal suo arrivo in Sardegna, almeno secondo le sue stesse parole, così non è stato. L’endorsement di Tommaso Giulini, arrivato dopo la sesta sconfitta consecutiva, pone comunque delle domande alle quali il tecnico abruzzese dovrà rispondere, e presto. Perché la conferma e il rinnovo di un ulteriore anno del contratto sono passi importanti, ma che danno anche ulteriori responsabilità a Di Francesco. Responsabilità che partono dal passato, da quel mercato nel quale ha sì ottenuto meno di quanto richiesto, ma abbastanza per essere anche lui sul banco degli imputati. Responsabilità che guardano al futuro, un calendario più che complicato all’orizzonte tra quel Sassuolo dove tutto iniziò per la sua carriera fino all’Atalanta, passando per il derby personale contro la Lazio.

La scelta che scotta –Il mister mi ha voluto fortemente qui”, così Razvan Marin il giorno della sua presentazione alla Sardegna Arena. Il centrocampista romeno è l’uomo di Di Francesco, l’acquisto per eccellenza indicato dal tecnico. Certo, c’era anche quel Radja Nainggolan arrivato con colpevole ritardo, ma il Ninja non lo si scopre certo oggi mentre Marin è la scommessa, l’all-in dell’allenatore. Resta da capire se proprio Di Francesco ha pienamente compreso il profilo del giocatore che ha fortemente voluto, perché quel ruolo da regista cucitogli addosso sembra non essere quello in cui rende al meglio. Non che non possa giocare da centrale di centrocampo, anzi, ma in una linea a due avrebbe bisogno di un mastino tutto muscoli e sostanza di fianco, in una a tre ha dimostrato di essere più efficace sul verticale che in compiti da play puro. Il gol di Verona, la gara contro il Milan, alcune giocate a Genova hanno di fatto certificato questa propensione di Marin allo strappo offensivo e la totale mancanza dal punto di vista del filtro.

Questione di dati – Osservando lo schema statistico sul Marin dello Standard Liegi e della pur difficile esperienza all’Ajax le sue caratteristiche risultano abbastanza evidenti, così come lo sono le sue pecche. I punti di forza di quel Marin erano le occasioni create per partita, i passaggi chiave nello spazio aperto, la progressione in profondità e per certi versi anche i palloni lunghi. I punti deboli, invece, i pochi contrasti vinti, i pochi palloni recuperati e i pochi palloni intercettati. Caratteristiche da mezzala o comunque da centrocampista più di incursione che di contenimento, eppure Di Francesco ha voluto provare a creare un mediano – play davanti alla difesa con anche compiti di rottura. Il gol del Genoa di Destro ha dimostrato che questo ruolo non è nelle sue corde. E allora perché l’insistenza? Perché in sede di mercato puntare in primis su Alfred Duncan come sostituto di Rog e non considerare tale proprio Marin e andare sul profilo di un regista puro di ruolo? Domande alle quali non deve rispondere solo la società, ma anche chi ha voluto come primo acquisto colui che rappresenta la sua scommessa che può diventare il suo fallimento.

Una lunga serie di equivoci – Il caso vuole che Di Francesco e Marin condividano lo stesso agente, Pietro Chiodi, uno che ben conosce il calcio romeno e con una storia non di poco conto. L’allenatore rossoblù che punta come primo tassello il centrocampista da 10 milioni di euro, un giocatore di prospettiva e di valore che arriva però da un fallimento in Olanda, vittima di un equivoco che ricorda a grandi linee quello attuale. Acquistato per prendere il posto di De Jong senza avere le caratteristiche del talento orange, oggi con le chiavi della regia in mano senza però quella personalità e soprattutto quelle doti che un regista dovrebbe avere. Ora il campo presenta il conto, eppure non sembra esserci fretta e il pupillo di Di Francesco è al centro del gioco, ma anche delle sorti di un Cagliari che non rende come ci si aspettava, esattamente come Marin. Un Cagliari che ha bisogno che i tasselli vengano messi al posto giusto, perché proprio i tasselli appaiono di qualità, solo non utilizzati al meglio. E questo, lo ha detto tra le righe anche Giulini, è il compito di Di Francesco: perché se è vero che la società ha escluso l’esonero del tecnico abruzzese, non ha fatto lo stesso per le eventuali dimissioni. Ed è una differenza non da poco.

Matteo Zizola

 
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