#19 | Un VAR…ffa per amico…

Il consueto appuntamento con la rubrica che parla di Cagliari curata da Mrs. Doolittle.

Abitare in un quartiere popolare è un privilegio, il bar di rione è una finestra aperta su mondi che mai ti verrebbe voglia di esplorare. Nel mio caso, il calcio e il campionato italiano. Eppure, ieri mattina, mi sono fermata anche io ad ascoltare le considerazioni di signora Lucia, istituzione popolare dalle mie parti: ogni giorno si siede al tavolino, sempre lo stesso, il suo, prende una tazza di latte bianco e parla, di tutto, non esiste niente che non la interessi e su cui non abbia una opinione.

Capace di stupirti con la sua capacità di osservazione e l’uso delle lezioni del passato. Bene, signora Lucia parla anche di Var, tenendo testa a tre interlocutori con cinquant’anni meno di lei, che blaterano sostenendo che l’arbitro avrebbe dovuto visionare le immagini, avvalersi dell’infallibile Video assistant referee (ammetto di aver dovuto cercare su Internet il significato dell’acronimo) per non assegnare il rigore.

Ajò, piccioccusu, li zittisce la zia, il calcio è un gioco da uomini o da computer?, no du sciu prusu. C’è nostalgia, nelle sue parole. Infatti fa un salto nel passato e rivela che ha iniziato ad andare a vedere le partite nello stadio di via Pola, da ragazzina, partecipando a un rito familiare. Quello che l’aveva conquistata del calcio era l’uso della prestanza fisica, ma ancora di più, però, l’astuzia nel fare il fallo al momento giusto, nel saperlo nascondere, nel fregare l’arbitro in pochi metri e, da parte sua, l’abilità a non farsi fregare. Una sfida nella sfida. C’erano i maestri della gannedda, gli sceneri, gli arbitri sempre cornuti, andava insomma in scena uno spettacolo affidato solo e unicamente alle capacità e alle intelligenze umane.

Sapevi con chi prendertela o chi applaudire, non dovevi aspettare la verità dispensata dalla tecnologia, che costringe il gioco a fermarsi per far tornare indietro il filmato e controllare. Il tempo fa avanti non torna indietro, se fai bene o se fai male, devi beccare l’attimo. Tottu po su dinai, prosegue signora Lucia, per questo le partite non le guarda più, ajò, non si è neanche capito se questo VAR è maschio o femmina, un giorno la Var, il giorno dopo frari suu.

E poi, così per chiuderla lì, una volta sapevi chi mandare a vaffa…oggi, che fai, mandi a VARffa?

Mrs. Doolittle

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