#5 | Orto Botanico, gestione così così

Bai e Circa fa (ri)scoprire i luoghi più meritevoli di attenzione a Cagliari e in Sardegna, osservando le caratteristiche e la gestione.

Il primo tentativo per la creazione dell’Orto Botanico venne fatto tra il 1761 e il 1763 presso “su Campu de su Re” nel quartiere Villanova,ma il progetto venne poi abbandonato soprattutto per il terreno inetto allo scopo. Nel 1820 venne finalmente individuato il luogo ideale nella valle di Palabanda. Dopo alterne vicende fu acquistato dall’Università di Cagliari e inaugurato nel 1866, sotto la guida del Prof. Patrizio Gennari, che dopo le difficoltà iniziali (soprattutto per la mancanza di acqua) e seguendo il progetto originale di Cima (1853) come linea guida riuscì ad ottenere degli ottimi risultati.

Tanto che nel 1900 il Prof. Cavara, il direttore dell’orto botanico del tempo, testimoniava in questo modo: “Benché sorto per ultimo, l’Orto Botanico di Cagliari, può vantare di essere diventato uno dei più importanti d’Italia”. Trovò ulteriore fortuna tra il 1930 e il 1943 quando ebbe risalto addirittura internazionale grazie sopratutto all’incremento di specie provenienti da altri continenti.

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Dopo quest’apice iniziò tuttavia un periodo di vicissitudini, a cominciare dal danneggiamento subito a causa dei bombardamenti durante la seconda guerra mondiale e dal suo utilizzo come sede di un battaglione di fanteria. Fino allo stato di semi-abbandono degli anni sessanta e settanta, per mancanza di fondi e di una figura di capo giardiniere all’altezza. La vera e propria rinascita avvenne grazie alla rivalorizzazione in tutte le sue parti negli anni novanta e duemila, un intervento di cui ad oggi abbiamo ancora la fortuna di poter godere.

Passeggiando ci si perde volentieri tra le oltre 2000 specie vegetali e i 600 alberi, molti dei quali secolari. Arrivati nel piazzale centrale, possiamo apprezzare l’organizzazione attuale che vede suddivisa l’intera area in quattro zone principali, tutte diverse fra loro. Vicino alla fontana è facilmente individuabile una targa in pietra memoriale dell’ultima sfortunata rivolta sarda. Nota come la “congiura di Palabanda”, ebbe il suo inizio proprio in questa località, ad opera anche di Giovanni Cadeddu che qui risiedeva. Una ribellione scoppiata in seguito a un periodo di carestia, che non riuscì nel suo intento e aveva in sé tutti i connotati di una sollevazione anti-sabauda per la riconquista dei diritti perduti, che solo vent’anni prima erano stati rivendicati dai vespri sardi.

Le zone comprendono il settore mediterraneo con specie provenienti sopratutto dalla Sardegna, quello tropicale, dove ne fa da regina l’Euphorbia canariensis che occupa uno spazio di circa 100 metri quadri, il settore delle piante succulente o grasse con l’impianto di circa mille specie di origine africana e americana e “l’orto dei semplici”. Quest’ultimo, creato nel 1996, ospita circa 130 piante officinali, suddivise in base alle funzioni benefiche. Continuando a passeggiare troviamo anche testimonianze storiche, come la cava romana che a nostro modesto parere rimane la zona più bella dell’intera area. Qui ci si può rilassare grazie all’ambiente in stile foresta pluviale creato dagli alberi secolari attorniati dall’abbondante presenza di felci che ne fanno da padrona e all’installazione di book crossing (numerosi in tutto il giardino), invito ideale per trattenere un visitatore.

L’Università ad oggi rende merito alla storia dell’orto botanico con la raccolta e la conservazione delle unità tassonomiche, infatti ex situ viene conservato a lungo periodo circa il 90% delle specie minacciate nel territorio regionale. Parallelamente vengono attuati programmi di moltiplicazione e reintroduzione per le specie maggiormente in pericolo e sono portati avanti programmi per la protezione dei sistemi dunali costieri, o il recupero degli habitat minacciati nelle aree marine. Un impegno costante ed encomiabile, che forse andrebbe trasmesso anche al capo giardiniere e agli impiegati che lavorano direttamente all’interno dell’orto botanico, perché passeggiando si notano alcune cose che potrebbero davvero essere mantenute meglio, a partire dall’orto dei semplici, che da percorso didattico è ridotto a una schiera di cartelli indicanti le piante officinali, senza riscontri vegetativi. O il muro perimetrale al confine con l’anfiteatro che probabilmente a causa delle piogge è crollato miseramente; e in generale un’incuria nella manutenzione quotidiana delle piante che speriamo sia solo temporaneo e figlio di un inverno che ha dato riposo, oltre che alle fioriture, anche alla buona volontà dei giardinieri.

Enrico Mura