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“A mani nude”: Nando Orsi e l’amore incondizionato per la famiglia

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La nostra recensione del libro scritto dall’ex portiere della Lazio, commentatore tecnico a Sky Sport e Radio Radio.

Iniziare a leggere “A mani nude” e pensare di trovarsi ad annegare nell’ennesimo fiume di inchiostro versato sui calciatori e sulle loro vite dorate è un grande errore. Questo libro scritto a quattro mani (in realtà sei, diamo alla bravissima Susanna Marcellini il giusto merito) rappresenta un unicum nel suo genere. Non perché sia il primo ad andare oltre il “personaggio” ed a regalarci “l’uomo”. No. La narrazione scorre come un lessico famigliare: un padre, un figlio e una grande dichiarazione d’amore reciproca. Ciò che forse più colpisce dello scritto è l’urgenza. L’urgenza di esprimere i propri sentimenti. Di scusarsi, talvolta, ma sempre di dimostrare un amore incondizionato per la propria famiglia.

Fernando Orsi è stato un gran giocatore, in tempi in cui il calcio era più sudore e sacrifici che Ferrari e champagne. Ma è – ed è sempre stato, nomen omen – un uomo riservato, un po’ schivo, geloso dei propri sentimenti. A stanare l’Orsi dalla propria tana ci pensa proprio il suo unico erede maschio Gabriele, che ha ripudiato l’eredità calcistica paterna per abbracciare l’amore per la letteratura e l’insegnamento. E dopo aver letto il libro, di questo noi lettori siamo ben grati. Una scrittura veloce, ironica e, cosa ben rara, vera. Man mano che si prosegue con la lettura si ha la sensazione sempre più forte di entrare a far parte della loro famiglia, di partecipare alle discussioni, di parteggiare per l’uno o per l’altro tra una digressione calcistica e l’altra. E di andare a vivere ad Arezzo, un giorno, che non pare proprio una cattiva idea. Ottima lettura, consigliatissima.

Francesca Mura

TAG:  Cultura
 

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