#4 | Gli ottimi giardini pubblici

Bai e Circa fa (ri)scoprire i luoghi storici e più significativi di Cagliari e della Sardegna.

E’ il 1816 quando inizia la storia dei giardini pubblici, il parco urbano più antico della città. Merito del viceré Villamarina, che decide di sfruttare lo sterrato di fronte alla polveriera per rendere fruibile uno spazio pubblico ai cittadini. Negli anni successivi iniziano le prime modifiche, a cominciare dalla ristrutturazione della polveriera regia, che nel 1828 viene distrutta da un incendio, ed è in questo momento che la facciata viene rinnovata in stile neo classico, ad opera di Carlo Boyl. Nel 1840 l’intera area viene acquistata dal Comune ed inizia ad assumere la sua fisionomia definitiva, con la piantumazione di numerosi alberi, alcuni dei quali presenti ancora oggi.

Nel 1861, arrivano i primi elogi, per mano di Giovanni Spano: “La passeggiata più amena della città, per l’ordine con cui sono disposti i viali, e la quantità delle piante indigene ed esotiche che può dirsi una villa. È molto ben tenuto e pulito perché il municipio stipendia un giardiniere molto intelligente”. E ancora “In fronte a questa pubblica passeggiata vi è la polveriera, la cui facciata dà un bel aspetto al sito, sicché ti pare all’ingresso di stare in una delle più belle ville di Roma”.

A distanza di più di 150 anni, e di numerose modifiche, possiamo constatare che si tratta di una descrizione incredibilmente attuale. Infatti, come in passato, è tutto ben mantenuto e l’atmosfera risulta davvero piacevole. Il giardino continua ad essere molto amato dai cittadini. Dai bambini che giocano sotto l’ombra dei due ficus secolari (testimonianze più antiche del giardino) agli sportivi che corrono nel viale principale, a chi semplicemente vuole prendersi una pausa e leggere un libro. Una scelta facilitata anche dal servizio della galleria comunale d’arte che mette a disposizione un’abbondante scelta di libri al suo ingresso.

Nel corso degli anni, ci sono stati anche interventi meno fortunati, come nel 1939, quando vennero creati dei recinti per ospitare degli animali e creare un piccolo zoo, un’iniziativa che non ebbe molto successo e che ben presto venne dimenticata dai cagliaritani.

Man mano le scelte per il giardino sono state più consone, si è puntato infatti sulle opere di rilievo artistico anche e soprattutto per la presenza della galleria comunale. Le installazioni nel giardino spaziano tra gli stili più differenti. Le più celebri sono le quattro statue della fine dell’ottocento rappresentanti l’estate, l’autunno, la primavera e l’aria, note ai cagliaritani anche per un atto vandalico nell’aprile del 2018, occasione in cui tre delle quattro sono state decapitate e che ad oggi attendono ancora un restauro.

Di epoca romana è invece “La grande ercolanese” identificata erroneamente in passato come Eleonora d’Arborea. C’è spazio anche per installazioni in chiave moderna, come l’enorme triangolo poggiato su un carrubo secolare, opera senza titolo di Staccioli, al momento purtroppo coperta da un telo e circondata da transenne per una probabile ristrutturazione. Le opere più recenti sono invece “I dormienti” (poste nel 2012): cinque sculture, ad opera di Domenico Palladino, poste a pelo dell’acqua nelle due vasche antistanti al museo, che raccontano “l’esistenza umana, ma anche il suo stato precedente” e lasciano, ad ogni modo, al visitatore diverse interpretazioni.

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All’interno del museo sono raccolte circa 250 opere, più che altro quadri e sculture, tutte risalenti a un periodo compreso fra la prima metà dell’ottocento e gli anni ottanta del novecento. Vi è poi la collezione Ingrao, ricca di quadri e arricchita dai volumi all’interno della biblioteca.

Le opere di maggiore interesse sono probabilmente quelle di Francesco Ciusa, tra le quali spicca “la madre dell’ucciso”, opera esposta 1907 alla biennale di Venezia, che sancì l’esordio pubblico dello scultore, e che ebbe un grosso successo grazie all’impatto emotivo, mostrando il tema della faida in Sardegna da un punto di vista inedito, quello della madre che perde il proprio figlio. Altra nota di assoluto interesse è l’esposizione temporanea Maria Lai opera sola, visitabile fino a gennaio 2020.

Il progetto prevede l’esposizione di quattro opere dell’artista, la prima delle quali, inedita è attualmente esposta (donne al setaccio),verrà poi sostituita a rotazione dalle altre fino alla conclusione della mostra. Il percorso coinvolge, oltre alla sala dedicata, altri spazi del museo ed ogni opera rientra in una logica di relazione, di dialogo e di composizione, soprattutto con il pubblico. Il tutto è riassunto nell’allestimento del “gioco delle carte”, che mette a disposizione di ragazzi e adulti un gioco/opera d’arte,che permette di vivere in prima persona un percorso di avvicinamento alla creatività dell’artista. Una mostra per tutti, che ci porta a riflettere sul ruolo dell’arte nella vita quotidiana. Ricordandoci che “Se l’arte fosse per pochi, non sarebbe da sempre nella storia” (Maria Lai).

Enrico Mura

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