Lo sport, i sardi e il coronavirus

La nuova rubrica di pensieri, cinema e libri rigorosamente a distanza, per rispettare le regole in tempi di isolamento forzato nelle proprie case, a cura di Silvia Cauli.

Marzo 2020. 
Mentre per il Cagliari non è sicuramente un periodo rose e fiori, mentre l’esonero di Maran ha portato l’arrivo di Zenga si vive in un momento particolare per il nostro Paese e per tutto il mondo. Cosa racconteremo ai nostri nipoti quando ci chiederanno: “Davvero si giocava a porte chiuse? Davvero le manifestazioni sportive erano state bloccate? Senza lo sport, che aria tirava?”.

In un mondo dove tutto scorre così velocemente, tra i bambini da portare a scuola, lavoro, fare la spesa, stress, molte persone praticano sport non perchè siano appassionate o perchè faccia bene alla salute, ma per apparire o per “moda”. Chi ama lo sport, invece, vorrebbe che in questo momento di stop dove la salute è prima di tutto, le persone si avvicinassero alle cose che ci perdiamo durante anche solo una giornata frenetica.

Lo sport è tifare la propria squadra di calcio, lo sport è fare jogging, lo sport è andare a nuotare, lo sport è prendere la bici e fare chilometri lungo la costa. In un momento come questo sarebbe occasione di riflessione su cosa davvero ci piace, sull’importanza che ha lo sport sui giovani, sull’educazione sportiva. Esatto, educazione sportiva, perché si è “sportivi” anche nella vita di tutti i giorni quando si perde o si vince una scommessa con gli amici, ma non solo.

In un momento come questo, davanti alla salute appare tutto superfluo o passa in secondo piano, bisogna aumentare la voglia di realizzare progetti e di aumentare la propria passione per lo sport. Tutto tornerà alla normalità, e il Cagliari partirà da un nuovo inizio, fatto di sfide e di ostacoli da superare con una nuova forza mentale, necessaria per poterla affiancare a quella fisica. La Dinamo Sassari tornerà con la carica di energia di Pozzecco, con il suo fare travolgente e scherzoso ad ogni intervista.

Cosa racconteremo ai nostri nipoti quando ci chiederanno: “È vero che nel 2020 la coppa Davis si svolse a porte chiuse? È vero che annullarono le World Series di America’s Cup? Ho sentito anche il Rally Italia Sardegna e infine le Olimpiadi di Tokyo”. Eventi sportivi unici e pieni di aspettativa per la città di Cagliari e l’intera Sardegna, per chi ama lo sport. Ma chi ama davvero lo sport sa anche aspettare, sa che poi le cose belle non finiscono, ma si fanno attendere.

Lo sport non si ferma come non si ferma il mondo, si prende una pausa, è molto diverso. Non dobbiamo fermarci quando si presentano difficoltà e ostacoli, come ci insegna lo sport, ma prepararci, allenarci e fare sempre meglio, affinché alle prossime criticità saremo pronti ad avere lo spirito giusto per (ri)partire e fare sempre meglio, non solo per gli altri, ma soprattutto per noi stessi.

Ai nostri nipoti diremo, quando leggeranno sui libri di storia che, il 2020 è iniziato in modo non del tutto eccellente – prima di questo periodo di stop totale – che in Sardegna era possibile fare lunghe passeggiate in riva al mare (le giornate di sole scaldavano qualsiasi periodo dell’anno e qualsiasi periodo della propria fase di vita), fare pedalate in bici, o semplicemente stare nel proprio giardino avendo la possibilità di fermarsi a pensare, e forse, riflettere su qualcosa che tutti i giorni si rimanda per via del troppo “poco” tempo a disposizione.
Insegniamo ai giovani a coltivare le passioni.

Si tornerà alla normalità, tiferemo e seguiremo il nostro sport preferito, forse con la consapevolezza che spesso, si apprezza quello che si ha, solo quando ci si accorge di non poter fare qualcosa, o quando la perdiamo.
Lo stesso vale per le persone, per i sentimenti, rapporti che una volta terminati permettono di capirne la reale importanza. C’è chi li lascia andare via per orgoglio, c’è chi in modo “sportivo” chiede scusa – qualora si accorgesse di aver sbagliato –, c’è chi vuole chiarire prima di prendere strade diverse, c’è chi si ritrova ad essere più uniti di prima.

Per questo popolo, questa terra, questa unione racchiusa in tradizioni spesso non comprese, c è un momento di riflessione e di coesione, dove lo sport riesce ancora una volta ad unire, orgogliosi di avere poco, ma quel “poco” importante a tal punto di difenderlo con le unghie e con i denti. Come per tutte le cose i sacrifici esistono, e la salita è sempre più faticosa quando si deve raggiungere un traguardo, ma quella salita che sembra non finire mai, difficile da ultimare, ci aspetta semplicemente per farci ammirare dall’alto un panorama stupendo.

Silvia Cauli

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