Progetto Tramonti: dal giro d’Italia alla mostra fotografica

Nemmeno la pioggia ha fermato il Karel Music Expo 2020, che si è tenuto a Cagliari il 10-11 e 12 settembre, la prima serata al THotel e le restanti al Lazzaretto. Ai nostri microfoni il cagliaritano Francesco Accardo, in occasione dell’evento Gli incontri d’autore, e nel dettaglio il suo personale Diario di una bicicletta.

Abbiamo seguito Francesco e il suo progetto Tramonti, figlio della Fondazione Giuseppe Siotto, una promozione cicloturistica italiana post lockdown che vede come protagonista Francesco e il suo personale tour d’Italia in bici.
Partito da Cagliari il 5 giugno e sbarcato a Palermo, ha percorso circa 2.700 km arrivando alla Vetta d’Italia in 40 giorni. Un viaggio che Accardo desiderava compiere da molto tempo: un viaggio di divulgazione, informazione e formazione in chiave moderna attraverso i social, in modo simpatico con la sua risata contagiosa, con una regia guidata da Cagliari che ha curato in modo dettagliato percorso e deviazioni, la scelta di borghi e siti archeologici, dalle preziose collaboratrici Alice Deledda e Elena Calaresu.

Attraverso il progetto, chi ha seguito Accardo ha potuto visitare la Penisola stando comodamente a casa sul proprio divano, attraverso le foto e i video (realizzati anche grazie a un drone), senza rendersi conto di aver ripassato la geografia, ascoltando la storia e leggende delle città visitate da Francesco e facendo scoprire luoghi dimenticati, o totalmente sconosciuti, permettendo al pubblico di perdersi in scorci fantastici attraverso i tramonti che, ogni giorno, hanno accompagnato Francesco in questo viaggio. Un ingrediente che ha impreziosito Accardo sono state le “conoscenze mordi e fuggi”, così le ha definite durante uno dei nostri collegamenti, un modo diverso di conoscere nuove persone, molte delle quali rimaste in contatto con lui. “Ho potuto conoscere persone meravigliose. Che ora voglio conoscere molto di più”, scrive Accardo nel suo profilo Facebook, a due mesi dal suo ritorno a Cagliari. In un periodo storico in cui si parla di distanziamento sociale non ha influenzato le relazioni a livello emozionale, in quanto Francesco afferma che è stato accolto con entusiasmo ovunque abbia soggiornato, dal barbiere ultra ottantenne alla studentessa universitaria con tanti sogni, ascoltare esperienze di vita altrui gli ha permesso con empatia e intelligenza emotiva di analizzare e riflettere, con diverse sfaccettature, l’importanza delle parole libertà e sacrificio, riconoscendo il valore del fattore umano.

Solitamente per il giro d’Italia, e quindi per i ciclisti professionisti, si fanno pronostici, si fantastica su chi arriverà sul podio e chi vincerà la gara. In questo caso nessuna gara per Francesco, nemmeno con se stesso, e alla domanda “Cosa o chi metteresti sul tuo podio personale al raggiungimento di questo traguardo?”, Accardo risponde: “Metto sul podio la consapevolezza che ognuno di noi può fare quello che si prefigge, che non deve necessariamente essere figlio dei propri genitori, figurati ma non dobbiamo lasciarci frenare dai preconcetti, dalla quotidianità, dalle relazioni sbagliate, dalle invidie giornaliere e, soprattutto, dai nostri genitori”.

La libertà per Accardo è andare in bici, il suo desiderio di stare immerso nella natura, con l’ambiente che lo circonda, luoghi che gli hanno permesso semplicemente di fermarsi a riflettere, e godersi spettacoli naturali unici come alba e tramonto. Non era da solo Francesco nel suo viaggio, ma con Meraki, questo è il nome della sua bici. Compagni di viaggio importanti, erano i tramonti: se per Fernando Pessoa “il tramonto è un fenomeno intellettuale”, per Francesco oltre a questo è qualcosa che suscita in lui tutte le emozioni e le sensazioni che gli permette di esternare con piena consapevolezza la sua parte più profonda. Da questa esperienza nasce un filmato della durata di 4 minuti, che accompagna una mostra di 25 fotografie, che ha scattato Francesco durante il suo viaggio: “È nato un album di fotografie, che senza alcuna velleità artistica ora metto in mostra”, in esposizione al Karel Music Expo.

Silvia Cauli

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