#4 | Donne e macchinoni

La nuova rubrica irriverente di Centotrentuno.com, rigorosamente al femminile.

Un tempo si diceva “Donne e motori”.

Ora potremmo dire “Donne e suvvoni“, dato che negli ultimi anni anche in città è esplosa l’attrazione delle giovani donne per questi macchinoni o, come direbbero le persone che parlano bene, per i crossover urbani. Appena le vedi, belle e briose, maneggiarli nelle nostre strade cittadine, la domanda ti sorge spontanea: “Ma cosa se ne fanno?”.

Ti sei sempre immaginata queste possenti macchine percorrere strade impervie, salite, discese o lunghissimi tragitti a quattro corsie e invece no, le vedi quotidianamente percorrere le nostre strade cittadine. Inoltre, non essendo Cagliari come Los Angeles, ti preoccupi pure che possano incastrarsi tra le mura dei nostri quartieri storici. Poi, però, osservando meglio tutto diventa più chiaro e capisci il loro utilizzo principale: salire sui marciapiedi fronte la scuola dei figli, al market oppure sopra quello del negozio di riferimento. Sembrerebbe una utilità banale e riduttiva, dato il valore del mezzo, ma non bisogna sottovalutare l’importanza di abbreviare il cammino tra il parcheggio e la destinazione del caso quando indossi il tacco dodici, caratteristica che accompagna quasi sempre le sue guidatrici.

Spesso le senti dire “Avevo bisogno di questa macchina per le nuove esigenze della famiglia”. Giustamente gli ampi spazi dell’abitacolo si adattano bene ai bisogni della vita quotidiana, che di solito è quella di fare posto a un unico figlio e al Jack Russell o Chihuahua di turno che, simpatico come la padrona, abbaia e ringhia ogni volta che qualcuno sfiora l’autovettura brillantemente parcheggiata. Oppure ti fa prendere un infarto quando, data l’altezza della macchina, usufruisci del vetro del suo finestrino per metterti a posto i capelli, pensando di passare inosservata: fin quando, all’improvviso, vedi il vivace pelosetto scagliarsi sul finestrino – per fortuna – chiuso.

Grazie alla loro posizione di guida rialzata è calzante l’espressione “Mi guarda dall’alto in basso”, perché forse inconsciamente guidare da una posizione elevata fa sentire più forti. Il problema, però, è che spesso questa forza interiore si trasforma in arroganza, che viene spesso ridimensionata dal passante di turno che, spazientito, esclama: “Oh nenna, là ghe che non sei a casa tua! Boga la macchina”

Vera Martellina

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