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Olbia | Passiva e senza fame: così la salvezza diventa più di un’impresa

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Risveglio difficile in casa Olbia all’indomani della sconfitta per 2-0 sul campo dell’Ancona: sia per il risultato e sia per come esso è arrivato. Dai passi in avanti visti grazie al successo contro l’Arezzo e alla sconfitta onorevole contro la Carrarese, si è passati al rivivere i fantasmi del passato che si sono ripresentati con gli interessi al termine del match del Del Conero. Dalla dimostrazione della fame da salvezza richiesta da mister Marco Gaburro nella conferenza stampa di presentazione della gara contro i marchigiani, è venuta fuori una prestazione troppo timida e poco incisiva. Il momento in quel del Bruno Nespoli è di quelli non semplici. In particolare guardando al futuro, con un trittico di impegni dall’alto tasso di difficoltà prima dello scontro diretto con la Fermana.

Approccio

La nota dolente tra le tante, al termine del match perso contro l’Ancona, è sicuramente quello relativo all’approccio. All’aggressività dei padroni di casa, l’Olbia ha risposto in maniera timida e poco decisa: con poca lucidità nel saper leggere le varie situazioni di gioco e senza quella fame da salvezza che una squadra al penultimo posto in campionato, sul campo di una diretta concorrente per la permanenza in Serie C, dovrebbe avere. A centrocampo mister Gaburro, per avere delle risposte in termini di atteggiamento e dar man forte sugli esterni, ha deciso di fare affidamento sull’esperienza e la garra di Dessena e La Rosa. Tra i due a svolgere meglio questo compito è stato l’ex Cagliari, il quale però non è stato agevolato da un Arboleda in evidente apnea sulle scorribande di Cioffi e Martina. Sul versante opposto, quello ricoperto dal capitano dei bianchi, il lavoro sulla carta è stato reso più semplice grazie anche alla prestazione attenta fatta da Montebugnoli, ma le difficoltà sono state tante e troppo evidenti. Il momento dell’Olbia si rispecchia nella prestazione del suo numero 3, distratto in fase di copertura – come accaduto in occasione della rete di Coli Saco – e poco lucido anche nelle giocate più semplici. Tutte situazioni figlie di una mancanza di consapevolezza e sicurezza che si stanno vivendo in quel di via Georgia in un momento così complicato. Poco filtro a centrocampo che si è rifatto gioco forza sullo sviluppo offensivo della manovra, con un Ragatzu in versione “vorrei ma non posso” a causa dei pochissimi palloni giocabili arrivati al suo indirizzo e a un Cavuoti in forma, ma lasciato troppo solo contro una difesa biancorossa esperta e arcigna.

Lucidità

Come detto, una gara difficile resa ancora più in salita a causa di una falsa partenza. Va detto che però l’Olbia, una volta trovate le giuste contromisure per contenere le offensive marchigiane, ha avuto maggiore margine di azione in avanti. Schiavone ha iniziato a gestire un maggior numero di palloni, Ragatzu è entrato nel vivo del gioco, Cavuoti ha avuto maggiore supporto in avanti da Dessena. Il tutto però si è trasformato in un nulla di fatto a causa di scelte sbagliate negli ultimi metri del campo e di un Bianchimano molto spesso lasciato troppo solo. Se a questo fattore ci si aggiunge anche la poca cattiveria nel mandare il pallone in porta come accaduto a Catania nella ripresa, quando solo di fronte al portiere ha colpito maldestramente la sfera non centrando la porta da due passi, gli step in avanti da fare per invertire il trend diventano ancora più importanti. Una mancanza di lucidità, dovuta al momento negativo, che va oltre le qualità tecniche che l’Olbia può vantare tra le sue fila: grazie a giocatori del calibro di Ragatzu, Cavuoti, Biancu, Schiavone o Dessena, per citarne alcuni. Un lavoro da svolgere più sulla testa che nelle gambe, perché se atleticamente la squadra ha dato l’impressione di esserci, ciò che è emerso dai 90 minuti giocati contro l’Ancona è la tanta confusione e la poca serenità nel fare le giocate. Tutti fattori che che hanno permesso a Coli Saco prima e Paolucci poi di trovare la via del gol in maniera troppo semplice, ma che in particolare hanno portato alla doppia espulsione (prima di Zallu e poi di Motolese) che ha di fatto chiuso ogni chance di rimonta ai galluresi.

Il destino è ancora nelle mani dei bianchi, ma per scriverlo urge un cambio di passo. Al momento la zona retrocessione diretta, ovvero l’ultimo posto ricoperto dalla Fermana, dista solo 3 lunghezze. Una fattore che preoccupa sia guardando al calendario che attende i galluresi prima dello scontro diretto contro i ragazzi allenati da Stefano Protti – in ordine Virtus Entella (casa), Pineto (fuori casa) e Gubbio (casa) -, sia per il rendimento che da 10 giornate a questa parte stanno avendo i marchigiani che, con 2 vittorie, 4 pareggi e 4 sconfitte, hanno conquistato un bottino di 10 punti, 6 in più di quelli totalizzati dall’Olbia.

Andrea Olmeo

TAG:  Olbia Serie C
 
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