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Claudio Ranieri durante Cagliari-Juventus | Foto Luigi Canu

Cagliari | Mentalità e maturità: Ranieri e una svolta che ricorda il 1990-91

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“Non so come, non so perché, ma ci salveremo”. Mario Ielpo, portiere protagonista della cavalcata del Cagliari di fine anni Ottanta e inizio Novanta, lo scorso 5 gennaio nell’intervista concessa ai nostri microfoni, raccontò un aneddoto sulla stagione 1990-91. L’unica, insieme a quella in corso, in cui Claudio Ranieri ha allenato i rossoblù nella massima serie. Una frase, quella appena citata, ripetuta spesso e volentieri dal tecnico romano all’interno delle sacre mura dello spogliatoio cagliaritano per spronare i suoi ragazzi di allora, messi di fronte a una salita ripidissima come la salvezza in Serie A da neopromossa. In più dopo un girone d’andata quasi disastroso, proprio come accaduto nel campionato in corso. Trentatré anni fa sappiamo come andò a finire, mentre ora c’è ancora da attendere poco più di un mese per conoscere il verdetto definitivo, con ottimismo e realismo che convivono nei pensieri del tecnico di Testaccio.

Maturità

Sono passati poco più di quattro mesi da quell’intervista: un periodo in cui il Cagliari di Ranieri ha saputo ritrovare o, meglio, trovare se stesso. Per farlo ha dovuto toccare il fondo, con l’1-3 interno contro la Lazio e conseguenti dimissioni date dal tecnico di Testaccio nello spogliatoio come scintilla della riscossa. E il processo di maturazione dei rossoblù, avviato a Udine in una trasferta da dentro o fuori più a livello mentale che di classifica, contro la Juventus potrebbe essere arrivato allo stadio definitivo. Il primo tempo dominato da Nandez e compagni contro i bianconeri di Max Allegri ha dato questa impressione: il Cagliari finalmente è tornato a essere a immagine e somiglianza del suo allenatore, così come era successo nell’ultima parte della scorsa stagione in Serie B, con il finale che tutti ben conosciamo. Ci è voluto un bel po’ di tempo per raggiungere l’obiettivo, insieme a diversi schiaffoni presi. È servito anche il mercato di gennaio, che ha aggiunto due pedine centrali per la rimonta salvezza: Gianluca Gaetano e, soprattutto, Yerry Mina. Ovvero il leader carismatico che mancava a una squadra passata in un paio di mesi dalla mentalità del “vorrei ma non posso” a quella del “venderò cara la pelle fino all’ultimo secondo”. Yerry il pirata, il “Diavolo dalla faccia pulita” della difesa rossoblù ma soprattutto il simbolo in campo del “Ranierismo militante”, nuova dottrina filosofico-sportiva che trova il suo significato nel concetto di “non mollare mai”. La sublimazione della lotta e dello spirito di gruppo, valori ormai assorbiti dai rossoblù. Chiedere conferma a Inzaghi e Allegri, in caso di poca fiducia.

Tra ottimismo e realismo

“Peccato che il campionato stia per finire, proprio ora che il Cagliari è diventato questo”. È il pensiero – parola più, parola meno – condiviso più di una volta da tanti nostri lettori e commentatori nelle ultime settimane. Specialmente dopo i 5 punti portati a casa dai ragazzi di Ranieri contro Atalanta, Inter e Juventus. Tre gare che avrebbero dovuto dire tanto sul finale di stagione dei rossoblù e così è stato: una vittoria e due pareggi, questi ultimi arrivati contro prima e terza forza della Serie A. Rendimento promosso a pieni voti per Pavoletti e soci, che si affacciano ora alle ultime cinque giornate della stagione con maggiore ottimismo. “Abbiamo cambiato il trend di inizio campionato, ma la nave ancora non è in salvo. Se continuiamo così ci salveremo, ma solo se lotteremo su ogni pallone”, ha però ammonito ancora Ranieri in conferenza stampa dopo il 2-2 contro la Juventus. L’ennesimo messaggio colmo di realismo di un allenatore che nel momento più duro della stagione ha saputo compattare un intero ambiente, esattamente come successe nel 1990-91. Così la mente torna all’ultima chiacchierata con Ielpo: in quei giorni il Cagliari stava attraversando un momento abbastanza negativo. Reduce dal pesante 4-1 di San Siro contro il Milan, al termine del quale i rossoblù salutarono – senza alcun rimpianto – la Coppa Italia e alla vigilia dello scontro diretto del “Via del Mare” contro il Lecce, poi pareggiato, il match che chiuse il girone d’andata. La successiva vittoria interna per 2-1 contro il Bologna fu illusoria: poi quattro pesanti sconfitte, l’ultima con la Lazio (1-3) che portò il Cagliari sull’orlo del baratro. Le dimissioni di Ranieri come un elettroshock, poi sappiamo bene com’è andata: da allora 3 vittorie, 5 pareggi e 1 sconfitta, con 14 punti in 9 giornate e l’invidiabile media di 1,56 punti a partita.

Futuro

Se i rossoblù tenessero questo ritmo negli ultimi cinque turni arriverebbero altri 8 punti, il che vorrebbe dire chiudere a 40, da sempre la quota ideale per festeggiare la salvezza. Solo il Cagliari sa quanto può ancora fare da qui all’ultima gara contro la Fiorentina, ma una cosa appare certa: alla luce della maturità e della mentalità mostrate nelle ultime nove giornate Ranieri e la sua truppa non dovranno “inventarsi” nulla di nuovo. Servirà mantenere la stessa concentrazione e lo stesso spirito da battaglia visti di recente a partire dalla prossima sfida, in programma lunedì 29 aprile alle 20.45 contro il Genoa di Alberto Gilardino – sulla carta già salvo – nell’iconica cornice del “Ferraris” a Marassi. Per dare seguito all’adagio ranieriano di oltre trent’anni fa: “Non so come, non so perché, ma ci salveremo”. D’altronde, l’ha detto Claudio Ranieri…

Francesco Aresu

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