Quanto è piccolo questo Cagliari

Milan, Parma e Sampdoria per invertire la rotta.

La partita contro l’Atalanta ha dimostrato una volta di più, ove ce ne fosse bisogno, la pochezza tecnico-tattica del Cagliari di Maran. Il tutto acuito dalle scelte quantomeno curiose e sorprendenti del nocchiero trentino. Partito con un 3-5-1-1 trasformabile in 4-3-1-2, l’unico intento appariva quello di non prenderle. Pisacane e Padoin, esterni adattati, avevano l’unica licenza di difendere, Ionita “trequartista di quantità”, Deiola (quasi eroe con la capoccia) encomiabile per impegno ma non gli si chieda altro: fotografie perfette di un Cagliari che ammette di sentirsi misero e fragile.

Al cospetto di un’Atalanta in stato di grazia, l’unico spartito che i rossoblù erano in grado di recitare era quello della corsa sfrenata, così da occupare tutte le linee di passaggio sperando di mantenere il più possibile la gara in equilibrio. Intento quasi riuscito, ma si era facili profeti nel preconizzare come le difficoltà si sarebbero palesate non appena si fosse accesa la spia della benzina. O, in aggiunta, non appena i bergamaschi avrebbero iniziato ad avanzare in modo progressivo con ritmo e palleggio tipici del clan gasperiniano.

Emblematica l’occasione capitata sui piedi di Pavoletti dopo la splendida azione personale di Joao Pedro, a ruota del vantaggio atalantino. In area di rigore, dopo la cavalcata del brasiliano di Ipatinga, c’era soltanto il livornese. Nessuno dei centrocampisti era arrivato a “riempire l’area”. Segno di come la squadra fosse tutta indietro, incapace nella testa e nelle gambe di pensare alla fase offensiva. Una chance arrivata in modo casuale, ancora una volta solo dopo aver preso l’annunciato schiaffo.

Questo Cagliari ha smesso di emozionare, di divertire, allontanando il suo pubblico, fin qui encomiabile per attaccamento, affetto, presenze sugli spalti.

Negli spogliatoi, dopo il match, è stata la volta di confronti (ancora una volta) e ottimismo, nelle parole di Maran e Cigarini. Il calcio, però, è un’altra cosa. Fatto com’è di entrambe le fasi di gioco, e il Cagliari da troppo tempo ignora una delle due. Mentre galoppa lo sconforto, unito all’apatia, ripetere alla nausea la bugia dell'”ottima prova” non contribuirà a renderla una verità.

Cosa aggiungere ad una serata in cui le emozioni sono arrivate per un cross pericoloso scagliato dal neoentrato Pellegrini, che solo nell’ultimo quarto d’ora trovava il campo in luogo del sempre generoso, ma sempre in affanno, Padoin? Si può maledire la sfortuna, per un infortunio o una traversa estemporanea. Oppure certificare la contestazione di una piazza, di fronte alla quale bisognerebbe prendere coscienza della pericolosa china intrapresa, anziché rimanere sbigottiti.

Il calciomercato ha portato forze e facce fresche. Urge una scossa, utilizzandole o facendo una scelta sulla guida tecnica. Occorre togliersi di dosso un alone di mediocrità che sembrava dover andare via con l’avvento della nuova gestione societaria, ormai cinque anni fa. Gli errori si ripetono, i miracoli sono da rincorrere, ma non sempre possono realizzarsi, in “stile Artemio Franchi”. Affidarsi alla Dea Bendata è sempre rischioso, dopo che la Dea nerazzurra ha certificato una crisi profonda. Dalla quale si esce provando a giocare a calcio, e non solamente a calci.

Mirko Trudu