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Cagliari | Luvumbo certezza, ma il rapporto con gli arbitri non decolla

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Unico a segnare nel Cagliari nelle prime giornate di campionato, unico a creare problemi alle difese avversarie con le sue serpentine e la sua velocità. Il più giovane e allo stesso tempo il più pericoloso in un reparto offensivo orfano del bomber della Serie B, Lapadula, e con i vari Pavoletti, Shomurodov e Petagna alla ricerca della condizione perduta. Zito Luvumbo è a oggi l’unica vera freccia all’arco di Claudio Ranieri, una freccia da affilare tra estro e rapporto con gli arbitri da migliorare.

Impatto

Come nella favola di Esopo così a Bergamo. Una storia ormai nota quella di Luvumbo e della tendenza alla caduta facile, a tal punto che anche quando effettivamente l’angolano viene fermato irregolarmente il fischio del direttore di gara di turno non arriva. Al lupo al lupo, fino a perdere in credibilità quando il lupo arriva davvero. L’esempio nella sfida contro l’Atalanta, quando sul punteggio di 1-0 per i padroni di casa De Roon ha atterrato nei sedici metri nerazzurri il numero 77 rossoblù. Con l’arbitro Feliciani e il VAR Abbattista ad alzare le spalle, nessun rigore nonostante l’intervento del centrocampista olandese sia apparso abbastanza netto. Una sfida nella sfida quella dei fischietti con il classe 2002 di Luanda, tanti i falli richiesti e pochi quelli concessi. Il ricordo torna alle parole di Ranieri dopo la trasferta di Bari in campionato nella passata stagione, quando anche Sir Claudio aveva invitato Luvumbo a evitare cadute facili: “Ha tutto per esplodere, deve imparare che non si può dribblare tutti, che non bisogna cadere al primo colpo. Deve capire che restare a terra non serve“. Parole che descrivono ancora oggi il bello e il meno bello di Luvumbo, con la gara di Bergamo come riassunto del tutto.

Prossimo passo

Con l’unificazione degli arbitri della CAN Serie A con quelli della CAN Serie B anche l’aspetto novità non è più valido. I direttori di gara conoscono Luvumbo dalla scorsa stagione, ne hanno appreso qualità e difetti, d’altronde come i giocatori così anche i fischietti preparano le partite studiando chi andranno a dirigere. L’attaccante angolano ha così vissuto in questa prima parte di campionato partite personali dentro quelle della squadra, tra richieste di punizioni non accolte e proteste. Una fase di apprendimento di una categoria per lui nuova, contro avversari di livello  che lo fermano a volte con le buone e altre con le cattive. Luvumbo è alla ricerca dell’equilibrio, non solo tecnico-tattico ma anche disciplinare. Eliminare le cadute facili un dovere, per non soffrire del pregiudizio arbitrale che può portare allo svolgimento della favola del pastorello e del lupo in salsa calcistica. Ma anche gli arbitri dovrebbero eliminare l’idea di un giocatore che accentua, considerando i falli per quello che sono quando arrivano. A Torino il primo assaggio, a Bergamo la conferma: con direzioni alla europea e meno fischi per contatti più lievi l’unica soluzione è evitare la ricerca del contatto e andare dritto al sodo. Solo in questo modo Luvumbo potrà riacquistare la fiducia di chi arbitra e, ancor di più, trovare la concretezza chiesta da Ranieri.

Matteo Zizola

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