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Claudio Ranieri durante Cagliari-Lecce | Foto Valerio Spano

Cagliari | Ranieri sì, Ranieri no: prima la salvezza e poi il futuro da svelare

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Una certezza assieme a diversi dubbi come diversi sono i calcoli che li creano. Il Cagliari può raggiungere la salvezza alla penultima giornata vincendo nella trasferta contro il Sassuolo: questo il dato di fatto dato dai risultati del turno numero trentasei di Serie A, a prescindere da quanto accadrà nella sfida delle 18:30 di oggi 13 maggio tra Lecce e Udinese. I dubbi in caso di pareggio in Emilia, perché sicuramente i rossoblù non potranno festeggiare in campo, ma potrebbero comunque farlo a seconda dei risultati delle concorrenti che giocheranno a seguire. E, in caso di chiusura anticipata delle danze, ecco che finalmente potrebbe essere svelato il mistero centrale del futuro del Cagliari: sarà con o senza Claudio Ranieri?

Chiavi in mano

La priorità, va da sé, è la permanenza in Serie A. Conditio sine qua non per aprire a qualsiasi discorso sul progetto tecnico. Al contrario diventerebbe complicato immaginare l’allenatore romano ancora sulla panchina del Cagliari. Con la salvezza, invece, ecco che il destino passerebbe da ignoto a noto. Perché Ranieri ha sempre messo sul tavolo due certezze: quella del contratto fino al 2025 e quella della fine del campionato come primo tassello per poter svelare il proprio futuro. Restare un’altra stagione? Chiudere la carriera? O, ancora, attendere la chiamata di una nazionale, unica alternativa alle due principali? D’altronde Sir Claudio ha dichiarato più volte come il Cagliari sarà la sua ultima squadra di club, chiudendo le porte a qualsiasi altra soluzione che non fosse quella di un nuovo incarico da CT dopo quello fallimentare con la Grecia nel 2014. Eppure non manca un’ulteriore opzione, quella di lasciare sì la panchina rossoblù e porre fine alla propria lunga carriera da allenatore, ma magari con un incarico in società a completare il triennio e, perché no, andare anche oltre. Una sorta di supervisore tecnico che possa aiutare il nuovo condottiero, oltre che restare quella sorta di figura di garanzia da spendere con la piazza. Utopia, chissà. Ma la tentazione di trattenere Ranieri anche per la prossima stagione è forte, fortissima dalle parti del presidente Tommaso Giulini. Basti pensare ai risultati – promozione e, se si raggiungesse, la salvezza – ossia agli obiettivi prefissati che sono stati raggiunti a prescindere dal come. E basti pensare a quello che rappresenta Ranieri per l’ambiente: tanta l’importanza e tanto il credito acquisito per meriti indubbi che si sono spente contestazioni e mugugni della Unipol Domus. E quando i fischi hanno salutato l’uscita dal campo dopo il primo tempo contro l’Ascoli in Serie B, la reazione del condottiero rossoblù è stata di quelle forti. Da quel momento in poi solo amore incondizionato, anche dopo risultati non esattamente positivi. Immaginare la stagione attuale con un nome diverso da quello di Sir Claudio in panchina vorrebbe dire avere la legittima certezza di giudizi differenti. Di una compattezza opposta a quella vista, non un atto di fede verso il tecnico ma, piuttosto, un unione nelle critiche e nella negatività. E avere questa cambiale per il futuro, poter fare fronte comune con Ranieri in testa, intoccabile, darebbe una serenità altrimenti affidata ai soli risultati del campo e, per certi versi, anche dal come verranno ottenuti.

Contraddizioni

Cagliari ha sete di calcio, di salvezze non all’ultimo respiro, di continuità, di certezze. Ha sete anche di nuovi obiettivi, magari non da raggiungere nell’immediato ma almeno da mettere nella casella delle ambizioni. Una voglia che ha messo a dura prova anche il rapporto della piazza con Ranieri, perché in fondo la stagione – per quanto annunciata come tale – ha dato soddisfazioni soltanto a livello emozionale puro, ma poche, pochissime per gioco espresso e stabilità. Alti, pochi, e bassi, tanti. E un dubbio che accompagna l’ambiente da mesi: è giusto immaginare un futuro ancora con Sir Claudio alla guida? O, chiudendo il cerchio – come si spera – con la salvezza, quel cerchio aperto oltre trent’anni fa, sarebbe il caso di voltare pagina e ripartire da un progetto nuovo, fresco e con sguardo che vada oltre il 2025? Un bivio che risponde al classico detto “chi abbandona la strada vecchia per la nuova sa cosa perde ma non sa cosa trova“. Pensando alla gestione del presidente Giulini il dubbio è quasi automatico. Meglio la vecchia via conosciuta rappresentata da Ranieri o meglio una figura di rottura, con la parola progetto che è spesso – se non sempre – diventata una scatola vuota dalle parti di Sa Ruina? C’è poi l’aspetto del campo, quello di una squadra forse poco attrezzata per la Serie A, ma che comunque a due giornate dal termine ha il destino tra le proprie mani. E se tecnicamente, come esperienza e come carattere i rossoblù non avevano le qualità per una salvezza tranquilla, allora il miracolo di Ranieri è servito dalla logica. Al contrario il pensare che si sarebbe potuto fare di più oppure lo stesso, ma con un gioco differente, metterebbe il lavoro del tecnico romano in una luce meno positiva. Solo otto i punti in trasferta, tanti quanti la Salernitana e più soltanto del Frosinone con sette. Ben 17 le sconfitte e solo sette le vittorie su 36 gare, tante ma comunque inferiori a tutte le altre stagioni del Cagliari giuliniano fatta eccezione per il quasi biennio Maran. Sessantacinque le reti subite, quartultima difesa del torneo. Una media che, nella migliore delle ipotesi – quella con sei punti nelle ultime due giornate – vedrebbe il Cagliari con poco più di un punto a partita, 39 in 38. E la sfida contro il Milan che ha nuovamente aperto un tema importante, quello delle gare contro le grandi del campionato. Inter, Juventus, Milan hanno portato due punti in sei gare, contro l’Atalanta tre, contro la Lazio zero, contro il Napoli uno, contro la Roma zero, infine la sorpresa Bologna con una vittoria e una sconfitta. E zero in una gara contro la Fiorentina, per citare un altro club europeo. Tutti dati che fanno storcere il naso al netto dell’obiettivo da raggiungere e vicinissimo a diventare realtà, perché in fondo sono lo specchio dell’accontentarsi di ciò che passa il convento. E se a passare il materiale chiamato partite, risultati e classifica non ci fosse stato Ranieri, ecco che probabilmente i dubbi su un cambio futuro non sarebbero nemmeno sul tavolo diventando certezza e necessità. E non sarebbe l’allenatore a restare il deus ex machina completo di ciò che sarà il progetto tecnico del Cagliari, ma solo il destinatario di una scelta quasi automatica. È la vittoria, ma anche la contraddizione, di avere Sir Claudio alla guida. Oggi come domani, in attesa di scoprire quale, con chi e come sarà il domani.

Matteo Zizola

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