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Dalle difficoltà al realismo: Ranieri chiede la svolta mentale al suo gruppo

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Due rette parallele s’incontrano all’infinito e se l’infinito può essere considerato metaforicamente il futuro, nel caso del Cagliari non sembra sicuramente essere né il presente né il recente passato. Le due linee che come binari percorrono la stessa direzione, ma senza sfiorarsi, sono quella dell’aspettativa e quella della realtà. La prima scelta dall’ambiente, la seconda ha come capofila Claudio Ranieri. La prima ha in sé speranza e sogno, quello di una squadra che non debba soffrire come nelle precedenti stagioni di Serie A, la seconda è improntata al realismo fin dall’inizio del campionato 2023/24. E una, in fin dei conti, esclude l’altra, destinate a restare separate da qui a fine campionato.

Problemi a nudo

Non è una novità, il tecnico rossoblù lo aveva ribadito in più occasioni e lo ha confermato, in maniera forse ancora più netta, nella conferenza stampa dell’antivigilia della sfida tra Cagliari e Lazio: “Lotteremo fino in fondo e all’ultimo secondo. Noi dobbiamo fare di tutto per restare in Serie A”. Una professione di onestà che non è mai mancata, ma che è entrata nella fase due dal punto di vista mediatico. I problemi messi sul tavolo, nessuno spazio per giri di parole. La sconfitta contro la Roma, infatti, ha aperto un armadio ricco di scheletri che Sir Claudio aveva provato a nascondere da esperto navigatore. Le falle, però, sono diventate troppo evidenti per poter essere coperte da semplici parole di circostanza. E così Ranieri non ha potuto fare spallucce, tutt’altro. Partendo dall’incapacità di raccogliere punti contro le regine storiche del campionato, nonostante la prestazione fisica – almeno contro i giallorossi – non sia mancata. E, soprattutto, mettendo di fronte l’ambiente alla dura realtà del gruppo. Maggiore tecnica necessaria? Impossibile pensando alla prossima sfida contro la Lazio, perché i rossoblù entrerebbero nel terreno preferito dai biancocelesti. Maggiore consapevolezza della situazione difficile? Non manca, ma tra gli allenamenti e le partite la differenza è abissale e qualcosa su cui lavorare, Ranieri dixit. I calci piazzati? Dalla zona alla zona mista e ritorno, perché in fondo, nonostante la stazza e le qualità fisiche, la difesa del Cagliari non ha nelle marcature a uomo la propria forza, per usare un eufemismo.

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Insomma, il riassunto del Ranieri pensiero è semplice. Siamo questi, non siamo così male come ci siamo dipinti all’Olimpico, ma non possiamo permetterci sofismi. Piuttosto il segreto è nel “raspare” il campo, nuovo mantra del tecnico rossoblù. Correre tanto, correre bene, lottare: non esiste altra alternativa analizzando le qualità della rosa a disposizione. Senza contare il punto focale, quello di una squadra che ha sì uno zoccolo duro di giocatori di personalità, ma che per la maggiore non appare ancora sul pezzo e chissà se mai lo sarà: “Qui siamo dieci persone”, così Ranieri rivolto ai giornalisti, “può darsi che cinque abbiano un carattere volitivo e gli altri pensano di averlo. Io posso stimolare quei cinque a darmi il 100% di quello che hanno, gli altri li stimolo allo stesso modo ma non arriveranno a quel livello. Loro danno quello che hanno”. La memoria torna così alle parole di Sir Claudio al suo ritorno in Sardegna nel gennaio del 2023, quando chiese tempo per trasformare caratterialmente una squadra fino ad allora apparsa impaurita e incapace di reagire. Tempo che è passato, ma che sembra aver riportato al punto di partenza l’allenatore romano. In un ottovolante emotivo e di prestazioni, dalla risalita in cadetteria con l’apoteosi della vittoria di Bari fino all’inizio complicato delle prime 8 giornate di A. Dalla svolta di Salerno e le gare contro Frosinone, Genoa e Sassuolo, fino alle ultime tre sconfitte e il rientro nella prigione della zona rossa senza passare dal via. Perché caratterialmente, appunto, la sconfitta di Roma ha mostrato tutti i limiti di una rosa per certi versi acerba, per tanti altri inesperta di Serie A, per altri ancora senza il carattere necessario di chi è abituato a una situazione non rosea e a lottare punto a punto per la salvezza. Una manifestazione di inferiorità che rimette al centro l’assenza di proclami, mentre la piazza attende un salto di qualità che non sembra nelle corde almeno per questa stagione.

Non solo una questione di mentalità remissiva, con la Lazio come ennesimo scoglio quasi impossibile da superare sulla carta e il non perdere come obiettivo dichiarato più del provare a vincere. Piuttosto una botta di realismo che si ripete come altre volte, una botta che può non far piacere ma che è la cruda realtà. D’altronde Ranieri non ha mancato di ricordare a più riprese il modo in cui il Cagliari ha raggiunto la Serie A, ultima squadra del lotto e all’ultimo minuto. E non ha mai mancato di ricordare quanto complessa sarebbe stata la stagione a prescindere da sogni, desideri e velleità. Un Sir Claudio apparso non tanto dimesso, quanto consapevole e pronto a rendere consapevole ambiente e gruppo. Perché la permanenza nella massima serie è fondamentale, per tutti. Ma non solo. Il Cagliari di Ranieri non può permettersi di abbassare la guardia né alla voce concentrazione né alla nuova voce raspare il campo. Perché le altre componenti che possono sopperire quando mancano l’intensità e la cattiveria sono deficitarie, sia la tecnica sia la personalità del cogliere momenti e piegarli verso la direzione che si vuole. Insomma, l’allenatore rossoblù ha espresso senza se e senza ma i limiti e le possibilità del suo gruppo, non alibi ma semplice realismo. E dal realismo si deve ripartire, solo essendo consapevoli si può superare l’ostacolo. Consapevolezza, appunto: quella della squadra e quella dell’ambiente.

Matteo Zizola

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