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L’ANALISI | Cagliari cinico e compatto, tra la chiave Rog e il doppio play

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Una vittoria frutto di controllo, cinismo e capacità di reggere nelle difficoltà. Il Cagliari corsaro a Benevento ha mostrato maturità sia dal punto di vista della personalità che da quello tattico. Il tutto nonostante l’espulsione di Obert, la seconda per i rossoblù in cinque partite dopo quella di Di Pardo a Ferrara contro la Spal.

Rog e doppio play
Difesa a quattro, centrocampo a tre e tridente offensivo. Almeno sulla carta Fabio Liverani ha messo in campo il solito Cagliari, 4-3-3 e un undici identico a quello che era partito titolare anche contro il Modena.

Come in quell’occasione, la disposizione è stata tutt’altro che statica grazie alle caratteristiche di alcuni singoli.

La presenza di Rog nel ruolo di interno sinistro, unita alle sue qualità, danno ai rossoblù la possibilità di variare a seconda delle situazioni di gioco. Il croato, infatti, risultava spesso e volentieri il cardine del gioco tra le linee, trasformando di fatto il 4-3-3 in 4-2-3-1. Viola e Makoumbou hanno agito da doppio play, mentre il duo Nández-Mancosu ha agito con libertà di movimento su tutto il fronte offensivo.

Le qualità dei singoli hanno permesso al Cagliari di ruotare le posizioni, lasciando invariati i compiti. Così Viola e Makoumbou – e a volte Rog – agivano alternativamente da centrale di centrocampo o interni, ma lasciando intatti i ruoli, ovvero quello del doppio play e quello dell’incontrista con licenza d’inserimento offensivo. Un Cagliari che ha provato, una volta assorbito l’approccio del Benevento, a tenere la difesa il più alto possibile come dimostrano le posizioni di Goldaniga, Obert e soprattutto Altare in occasione della prima ammonizione dello slovacco.

Asse salentino
In fase offensiva i rossoblù hanno vissuto degli spunti di Rog e Mancosu, con quest’ultimo vero artefice delle giocate sulla trequarti avversaria. La prima occasione capitata in apertura a Lapadula è solo un anticipo del gol che arriverà nella ripresa.

L’attacco dello spazio tra i centrali dell’attaccante italo-peruviano, la presenza di Rog ad aumentare la forza offensiva, i tagli verticali di Mancosu ad assecondare i movimenti del compagno. Tutti elementi che sono una costante della manovra d’attacco del Cagliari, abile a sfruttare le diverse caratteristiche dei propri interpreti e la loro capacità di lettura tattica. A questo va aggiunto il tentativo di portare dentro il campo – quando possibile – gli esterni di difesa, come nel caso di Obert nell’occasione proposta, così da liberare lo spazio per i trequartisti e per Rog.

Il gol arriva esattamente grazie ai primi tre fattori descritti. Rog subisce fallo a metà campo – bravo Aureliano a lasciar proseguire – e poi prova la sovrapposizione alla sinistra di Mancosu. Il numero 5, dal canto suo, alza la testa in attesa di capire quale giocata provare, se allargare sul lato destro oppure assecondare l’eventuale movimento di Lapadula. Movimento che arriva con l’attacco dello spazio tra i due centrali di difesa del Benevento e con il gol che viene favorito anche dal pallone smorzato da Capellini nel tentativo di chiusura.

Perfettibili
Una gara in controllo, poi l’approccio alla ripresa che mostra un dominio totale fino all’espulsione di Obert. Al netto dell’inferiorità numerica, restano comunque alcune criticità nella fase difensiva. Radunovic ha dimostrato di essere un portiere affidabile, ma altre volte è stato aiutato dall’imprecisione degli avversari.

 

La marcatura a uomo sui calci da fermo ha subito in alcuni casi i blocchi dei giocatori del Benevento, favorendo così la libertà di uno o più uomini nei sedici metri rossoblù. Nell’occasione capitata a Karic, infatti, la confusione del continuo movimento dei campani permette al numero 7 di ritrovarsi per la conclusione in solitaria. Anche Nández nel caso specifico è poco reattivo nel capire i problemi dei compagni e aiutare seguendo l’avversario fin dentro l’area.

Un’altra criticità che si ripete da inizio stagione è quella dei palloni tagliati dentro l’area in orizzontale. Il duo Goldaniga-Altare entra in difficoltà nel coordinarsi, soprattutto l’ex Olbia è spesso attratto dalla sfera perdendo di vista il contatto con l’avversario diretto. Quando Forte riceve il cross dalla sinistra, infatti, trova fin troppo spazio tra i due centrali, con Altare che né attacca con decisione la sfera né si concentra sul centravanti del Benevento.

Mezzaluna
Un’ultima menzione spetta al gol del raddoppio firmato da Luvumbo. Non tanto per l’aspetto tattico, quanto per la giocata individuale dell’attaccante angolano. Perfetta la palla di Deiola nella precisione e nei tempi, ma a fare la differenza è il movimento del classe 2002 da attaccante navigato.

La classica mezzaluna con la quale Luvumbo rientra dalla posizione irregolare per poi attaccare lo spazio dietro la difesa e rendendo inutile il tentativo di metterlo in fuorigioco da parte di Glik e compagni. Una giocata che dimostra l’intelligenza tattica dell’angolano, capace di gestire al meglio la propria posizione rispetto al pallone e agli avversari, dettando il tempo di gioco e favorendo la rete del raddoppio.

Matteo Zizola

Al bar dello sport

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