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L’Analisi | Cagliari, la sconfitta della coperta corta e delle distrazioni

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Un jolly tenuto in mano senza giocare la carta che avrebbe potuto regalare la salvezza anticipata con la vittoria o, comunque, far compiere un altro passo verso la permanenza in Serie A con il pareggio. La sconfitta per 5-1 del Cagliari contro il Milan a San Siro è stata in ogni caso indolore grazie ai risultati delle concorrenti – e in attesa di Lecce-Udinese – ma, dal punto di vista tattico e non solo, ha dato segnali negativi sul momento dei rossoblù di Claudio Ranieri.

Doppia veste

Duttilità è stata la parola d’ordine dell’undici scelto dall’allenatore rossoblù. Soprattutto di disposizione in campo e, di conseguenza, dei giocatori. Un Cagliari che si è schierato con un 5-3-2 di base, ma pronto a variare nella fase di possesso.

La rete del vantaggio rossonero, oltre che per capire gli errori che l’hanno determinata, è utile per mostrare la disposizione dei rossoblù. Difesa a cinque con la sorpresa di Zappa alla destra di Mina – con Dossena alla sinistra del colombiano – e Obert a fare da esterno largo sulla corsia mancina. Dall’altro lato Nández, equilibratore come Deiola, quest’ultimo utilizzato da mezzala sinistra nel centrocampo a tre. Perno centrale Prati, alla sua destra Sulemana, davanti Shomurodov e Luvumbo. L’angolano, per sfruttarne le caratteristiche di contropiedista, più avanzato dell’uzbeko. Scelta che sembrava aver pagato con le due ripartenze sfumate per via della poca vena del classe 2002 di Luanda.

L’azione che ha portato alla traversa colpita da Leao in apertura di ripresa è invece lo specchio dell’atteggiamento tattico in fase di possesso. Il Cagliari ha appena perso palla e quindi cerca di ritornare al 5-3-2 difensivo, ma nello spazio tra il provarci e il riuscirci si può notare il 4-4-2 scelto da Ranieri per attaccare il Milan. Zappa a scalare come terzino, Nández davanti a lui, sul lato opposto Obert a prendere possesso della corsia mancina e Deiola a scivolare da quarto di sinistra. Prati e Sulemana mediani, le due punte sempre Luvumbo e Shomurodov, i centrali Mina e Dossena. Una volta subito il 2-0 i rossoblù restano in entrambi le fasi con il 4-4-2, reso poi più offensivo da cambi dopo il 3-1 con Lapadula a fare coppia con l’uzbeko, Oristanio a prendere il posto di Nández e Luvumbo quello di Deiola come esterni di centrocampo.

Questione di testa

Ranieri, quando si presentò al ritorno in Sardegna per la prima conferenza stampa, aveva citato il monologo di Al Pacino in Ogni Maledetta Domenica, con la metafora dei centimetri decisivi per arrivare al traguardo finale della vittoria. E per non guardarsi indietro senza rimpianti. Metafora valida anche per invitare i giocatori all’aiuto reciproco, fare quel passo in più per coprire eventuali mancanze altrui o, semplicemente, rendere la vita difficile agli avversari di turno.

Il gol di Bennacer è un perfetto esempio dei centimetri mancanti. Una questione di testa, di capire la situazione tattica del momento, di reagire ai movimenti di avversari e compagni per compensare eventuali errori o ritardi. Partendo da quando Pulisic, largo a sinistra, viene chiuso sull’esterno dal trio Nández, Sulemana e Zappa. È in questo istante che Shomurodov pecca di poca reattività, non leggendo lo spazio vuoto tra le linee e non andando a schermare l’inserimento senza palla abbastanza scolastico di Reijnders. In mezzo, appena fuori area, Deiola copre su Bennacer, dando l’idea di essere l’uomo designato per non far arrivare il pallone all’algerino.

Una volta arrivato in prossimità dei 16 metri, Reijnders asseconda il taglio di Chukwueze e serve il compagno dentro l’area. Prati è nel frattempo andato incontro al centrocampista olandese, mentre Deiola è chiamato alla copertura in aiuto della difesa lasciando così la marcatura di Bennacer in maniera corretta. Da notare il particolare più importante: sono otto i giocatori del Cagliari in zona difensiva, più Shomurodov che osserva senza andare a supporto. Sono invece sei quelli del Milan, una superiorità numerica netta dei rossoblù che avrebbe rendere semplici eventuali scalate.

Quando Pulisic torna in possesso vicino all’area di porta degli ospiti, per poi creare il rimpallo che favorisce la conclusione di Chukwueze, Deiola ha preso posizione nella zona utile a evitare il passaggio in direzione del dischetto del rigore, mentre Bennacer è rimasto libero appena dentro i sedici metri. È qui che manca la marcatura preventiva di Prati, ormai senza uomini da seguire. Il regista ravennate avrebbe dovuto così capire il momento e andare dritto verso l’algerino per contrastare un’eventuale respinta in quella zona.

Chukwueze tira, Scuffet respinge e Prati è concentrato sulla sfera e su ciò che accade davanti a lui e non alla sua destra. Tempo e spazio per coprire Bennacer, ma più che volontà l’assenza di lucidità – e forse esperienza – nel cambiare compito e andare sul numero 4 rossonero. Un effetto domino partito dal lassismo di Shomurodov, fino a quello di Prati e, infine, al tentativo senza troppo coraggio di Dossena di respingere sulla linea di porta.

Nell’aspetto mentale, ma non solo, rientra anche l’occasione di Leao in apertura di secondo tempo. Basta osservare il momento prima che parta il cross dalla destra di Pulisic. Zappa è correttamente su Okafor dentro l’area, mentre Nández – in netto vantaggio – avrebbe tutto il modo di coprire sull’attaccante portoghese rendendo la sua corsa verticale senza palla pressoché inutile. Invece il León non solo si lascia superare, ma non taglia fuori l’avversario leggendo male la traiettoria di Pulisic e andando a coprire il secondo palo. Leao s’inserisce cosi senza problemi tra il braccetto di destra Zappa e il quinto Nández, trovando spazio e tempo per la conclusione aerea.

Allo stesso modo le velleità di rimonta dopo il 2-1 vengono vanificate da un’altra distrazione, o meglio da un’altra mancanza di volontà. Quando infatti il Milan sposta il pallone dalla zona d’angolo fino al limite dell’area, sono troppi i giocatori del Cagliari a restare dentro i sedici metri. Su tutti Sulemana non capisce il pericolo rappresentato da Reijnders, reagisce lentamente e va incontro in maniera molle sul calciatore olandese. La conseguenza è un tiro dalla distanza con tanto tempo per prendere la mira e con numerosi giocatori a coprire la visuale di Scuffet.

Scompenso

La ricerca del pareggio porta il Cagliari a un 4-4-2 che, però, viene gestito in maniera poco compatta e ordinata. La rete del 2-0 firmata da Pulisic è chiara nel descrivere l’errore di fondo di un tentativo che lascia spazio alle ripartenze rossonere.

I due terzini Zappa e Obert salgono contemporaneamente, senza che né Sulemana né Prati restino a protezione di Dossena e Mina. La regola non scritta del tre, ossia quella di lasciare sempre un trio di giocatori a protezione della propria metà campo, così da evitare l’inferiorità numerica nelle ripartenze o comunque essere capaci di gestirla con una maggiore densità centrale. Una volta che Sulemana non riesce a spendere il fallo su Leao si apre una prateria.

Il tre contro due causato dalla simultanea aggressione verticale dei terzini potrebbe comunque essere limitato. Okafor va lungo e oltre la linea rossoblù, quindi in posizione irregolare, così Mina può attaccare Leao – magari spendendo un fallo da giallo, in quel momento non ancora ammonito – e Dossena scivolare all’indietro per coprire su Pulisic. L’ex Avellino, però, resta con lo sguardo rivolto al portoghese e così perde quei secondi che permettono a Pulisic di prendergli il tempo in verticale, anche grazie al passo differente.

Il 4-4-2, d’altro canto, permette una maggiore pericolosità dalle parti di Sportiello che si tramuta nella rete del 2-1 di Nández. Zappa dà l’opzione di giocata sulla destra, Luvumbo va a occupare lo spazio sulla fascia attirando a sé uno dei centrali. nello specifico Thiaw. A questo punto si apre un buco tra i due difensori del Milan nel quale si butta in verticale il León, assecondato da Zappa con un pallone perfetto nel cuore dell’area. Anche grazie a Shomurodov che non va ad occupare lo spazio, ma lasciandolo libero per il taglio del numero 8 uruguaiano e tenendo così fuori zona Tomori.

Lo scompenso creato dalla ricerca del gol porta a una chiusura di gara con debacle finale. Il rischio viene aumentato con scelte individuali che creano i presupposti per le ripartenze rapide dei rossoneri. Come Zappa in occasione del 2-1 così Oristanio in quella del quarto gol del Milan: entrambi provano la percussione centrale, ma finiscono in un imbuto di avversari che fermano la giocata avendo poi ampio spazio alle spalle della linea mediana per far scattare le frecce offensive. Azzi, entrato per dare ulteriore spinta, diventa il punto dolente per le percussioni prima di Leao e poi di Pulisic. Insomma, la classica coperta corta con in più l’assenza di Makoumbou a dare quel filtro – almeno posizionale – ed evitare così le ripartenze mortifere dei padroni di casa. L’ennesima dimostrazione di un Cagliari che se si difende non punge, ma se attacca lascia campo aperto. E che può tenere i reparti compatti e la fisicità alta solo e soltanto con la presenza di tutti gli effettivi, titolari e soprattutto alla voce cambi in corsa. Determinanti a San Siro, solco ampio della differenza di valori tra le due squadre.

Matteo Zizola

 
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