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L’analisi | Cambi e mentalità: il Cagliari di Mazzarri continua a crescere

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Un pareggio figlio di una partita a più facce. Il punto raccolto dal Cagliari a Empoli è un libro con diversi capitoli, dal primo che parla di un approccio positivo al secondo con chiave di volta l’uscita di Lovato, fino al terzo di un secondo tempo in crescendo e al quarto nel quale ha perfino sfiorato il colpaccio.

Lovato decisivo

Il cambio di rotta nella stagione rossoblù è coinciso con l’arrivo in Sardegna di Matteo Lovato. Allo stesso modo la svolta nella gara del Castellani ha avuto come protagonista il difensore di proprietà dell’Atalanta.

L’occasione con tiro dalla distanza di Parisi è lo specchio della disposizione del Cagliari nei primi minuti. Reparti corti, distanze minime, squadra compatta. La capacità di Lovato di alzare la linea seguendo i movimenti del resto dei compagni è ormai nota ed evidente. Bassi ma non troppo quando c’è da difendere, alti quando il Cagliari avanza il proprio baricentro.

Una volta uscito per infortunio il regista della difesa di Mazzarri, i rossoblù hanno smarrito le distanze. Centrocampo e attacco hanno confermato l’atteggiamento propositivo, ma Goldaniga non ha avuto la stessa capacità del compagno di tenere alta la retroguardia. I tanti metri tra difesa e mediana hanno creato spazi nei quali i vari Zurkowski, Bandinelli e Bajrami sono via via diventati più pericolosi, senza dimenticare Parisi con le sue sovrapposizioni centrali.

Non solo Marin

Il gol del vantaggio dell’Empoli ha alcuni dettagli molto simili a quello del pareggio della Fiorentina firmato da Sottil. Un passaggio leggero in fase di possesso, la transizione offensiva degli avversari, la difesa che non trova il momento giusto per attaccare il portatore di palla fino ad arrivare a ridosso di Cragno.

Marin sbaglia il tocco verso Pereiro, servendo di fatto Bajrami e dando il là al contropiede dell’Empoli. Il Cagliari è proiettato in avanti con tanti uomini, sia gli esterni su entrambi i lati, sia la mediana al completo. Né Grassi né Dalbert – evidenziati – restano indietro in copertura. Un atteggiamento sì propositivo, ma che presta il fianco alla qualità migliore degli avversari spesso letali nelle ripartenze.

Il gol è anche una logica conseguenza dell’uscita dal campo di Lovato. Goldaniga tiene la linea troppo distante dalla zona di sviluppo dell’azione, costringendo la difesa a indietreggiare per aiutare il rientro dei compagni rimasti in avanti. Giusta la scelta iniziale, meno quella di non uscire mai e portare l’Empoli fin dentro la propria area. Da notare sia la posizione di Dalbert, ottimo inizialmente in ripiegamento, e quella di Obert, che sembra in controllo di Pinamonti.

Nonostante l’errore tecnico di Marin e lo scivolamento all’indietro del trio difensivo, quando Bajrami si presenta al limite dell’area sono sette i giocatori rossoblù contro tre dell’Empoli. Un errore a 80 metri dalla propria porta non può essere l’unica chiave del gol subito. Nessuno dei difendenti del Cagliari chiude la linea di passaggio al trequartista dei toscani, Dalbert dopo un recupero prodigioso si ferma e perde concentrazione, Obert è troppo distante da Pinamonti e si fa sorprendere dal doppio movimento della punta scuola Inter.

Il Cagliari potrebbe capitolare una seconda volta proprio quando la caccia al pareggio entrava nel vivo. Concentrazione mancante ed errori si mescolano fino a portare Bandinelli a tu per tu con Cragno, bravo nell’uscita bassa che disinnesca il pericolo. In primis Dalbert che guarda Pinamonti a terra cercando lo scontro e si dimentica di proteggere il pallone e l’eventuale battuta a sorpresa della punizione a favore dell’Empoli. Poi la difesa in toto che non mette in campo nessuna marcatura preventiva. Infine Ceppitelli che si lascia sfilare Bandinelli senza reagire e senza tagliare la strada all’avversario.

Assalto

Mazzarri ha provato a dare una svolta grazie ai cambi. Per la prima volta la panchina dava numerose opzioni al tecnico rossoblù che, oltre a mettere dentro i vari Keita, Pavoletti e Baselli ha anche cambiato aspetto tattico alla squadra. Dal 3-5-2 al 4-2-3-1, con Keita a giostrare alle spalle di Pavoletti, Joao Pedro a sinistra e Pereiro a destra. I tre trequartisti tutti liberi di svariare, Dalbert e Goldaniga come esterni di difesa estremamente offensivi, Grassi importante nel bilanciamento e nel dare equilibrio.

Una disposizione a trazione anteriore che ha prodotto non solo il pareggio, ma anche l’occasione per i tre punti con il colpo di testa di Pavoletti. Ancora prima dell’ingresso delle due punte di scorta, però, il Cagliari aveva dato segnali importanti. La conclusione di Altare sventata da Vicario, infatti, nasce da un cross dalla destra di Goldaniga, in quel momento ancora braccetto di destra nella difesa a tre, per trovare Dalbert sul lato opposto e infine proprio Altare, braccetto di sinistra, alla conclusione dai venti metri.

Atteggiamento offensivo che diventa arrembaggio con l’ingresso di Pavoletti e Keita. Il gol del pareggio nasce da una giocata di un ancora positivo Pereiro, l’area empolese è riempita abbondantemente dalle maglie bianche del Cagliari, i centrocampisti sono a supporto e perfino Goldaniga, terzino destro, risulterà decisivo con il tiro-assist per il centravanti livornese.

Un punto importante non solo per la classifica e per la continuità di risultati, ma anche per come è arrivato. Grazie ai cambi, per la prima volta efficaci soprattutto perché resi possibili da una rosa più ampia, ma anche grazie alla mentalità di una squadra completamente diversa rispetto al girone di andata. A tal punto da rendere la prossima gara contro il Napoli un ostacolo sì difficile da superare, ma non impossibile da affrontare.

Matteo Zizola

Al bar dello sport

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