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L’Analisi Tattica | Cagliari, nuova aggressività ma solita paura

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Il profumo della vittoria vicino, i primi tre punti a un passo. Il Cagliari era pronto a festeggiare, nonostante le difficoltà, poi il gol di Busio in pieno recupero ha prodotto il terzo pareggio stagionale e una classifica che preoccupa. Eppure il primo tempo aveva regalato una squadra migliorata rispetto alle altre uscite casalinghe, l’occasione per il raddoppio su cross di Nández e Keita in ritardo in mezzo all’area ha rappresentato il crocevia della sfida.

Dall’attacco alla paura
Mazzarri ha messo in campo il 3-5-2, ma dopo pochi minuti ha modificato la disposizione dei suoi tornando alla difesa a quattro delle precedenti gare. Così Caceres è passato da braccetto di destra a terzino, Carboni da braccetto di sinistra a compagno di Godín al centro della difesa, Lykogiannis da quinto di centrocampo a quarto della linea a quattro. In mezzo al campo Deiola e Strooman davanti alla retroguardia, Marin centrale qualche metro più avanti con il compito di strappare il verticale, Nández largo a destra sulla trequarti avversaria e Joao Pedro libero di svariare partendo spesso da sinistra. Keita completava un 4-2-3-1 camaleontico nel ruolo di terminale offensivo.

Questo per quel che riguarda il primo tempo, mentre la ripresa ha raccontato un’altra squadra sia fisicamente che, soprattutto, mentalmente e tatticamente. L’uomo in più della prima frazione, Razvan Marin, si è abbassato a protezione del centrocampo più che provare a incidere offensivamente come nel primo tempo. Nández più centrale, Joao Pedro più vicino a Keita, una sorta di 4-4-2 con Deiola che si muoveva sul centrosinistra quasi da laterale.

Il vero nodo è però rappresentato dal baricentro dei rossoblù di Mazzarri, logica conseguenza della fin troppa voglia di portare a casa il risultato e del cambio di posizione in campo di Marin. Se con l’ingresso di Altare nel finale si è tornati al 5-3-2, è comunque da sottolineare come la squadra abbia arretrato sensibilmente le proprie linee rispetto alla prima frazione. Nel primo tempo il Cagliari ha avuto un baricentro difensivo medio a quasi 57 metri dalla porta di Cragno, nella ripresa a poco più di 47 metri, quasi dieci metri più basso. Anche la compattezza è andata perdendosi, con una squadra che nei primi 45 minuti era raccolta in 27 metri in fase difensiva, mentre nella ripresa in quasi 31 metri.

Baricentro Marin
Le due facce della medaglia del Cagliari visto contro il Venezia sono ben rappresentate da Razvan Marin. Soprattutto nel primo tempo il centrocampista romeno ha fatto il bello e il cattivo tempo grazie alle sue incursioni verticali palla al piede.

Il gol del momentaneo vantaggio siglato da Keita è uno degli aspetti positivi dei rossoblù di Mazzarri visti nella gara contro il Venezia. Non tanto per la rete in sé, quanto per come è stata costruita. Una transizione partita dal limite sinistro della propria area e conclusa nell’area opposta con il colpo di testa del senegalese. Quando Marin recupera palla su Busio si può notare la posizione di partenza di Nández e Caceres, oltre la disposizione con il 4-2-3-1 della squadra anche quando spostata sulla sinistra.

Lo sviluppo dell’azione mostra un altro particolare sul quale Mazzarri prova a lavorare dall’inizio della sua esperienza. Nández, infatti, viene dentro il campo come da volontà espressa dal tecnico di San Vincenzo, lasciando così che Caceres possa avere campo libero sull’esterno. Rispetto ad altre occasioni il León è anche bravo nella decisione al momento topico, sia nei tempi che nella tecnica del passaggio.

Infine il movimento di Keita dentro l’area. Fondamentale la presenza di Joao Pedro ad allargare il campo delle opzioni per Caceres, così come la verticale di Nández dopo aver scaricato il pallone sulla destra per il connazionale. Keita in un primo momento finta di andare verso il portiere per poi fermarsi e cambiare direzione. In questo modo si libera dell’avversario diretto che si schiaccia verso l’estremo difensore lasciando al senegalese troppo spazio per colpire.

 

Tornando all’importanza di Marin e dei suoi strappi verticali, anche in occasione del palo colpito dall’ex Ajax si vede la sua capacità di conduzione della palla centralmente affondando tra le linee avversarie. Sfera ricevuta sulla linea mediana e poi palla al piede fino al limite dell’area del Venezia, approfittando anche dei movimenti a supporto di Nández, Keita, Joao Pedro e soprattutto Deiola che a sinistra allarga la difesa dei lagunari.

Effetto domino
Una costante del Cagliari, sia con Mazzarri che con i suoi predecessori, è la concatenazione di eventi che portano ai gol avversari. Una sorta di sortilegio che porta la squadra a non riuscire a interrompere l’effetto domino creato dalla prima disattenzione. Nell’azione del pareggio siglato da Busio tutto inizia da un calcio di punizione in favore dei rossoblù che Godín decide di calciare lungo. Sullo sviluppo dell’azione Grassi perderà il passo concludendo la giocata con un calcio di rinvio per gli avversari. In seguito arriverà la palla lunga spizzata da Forte e quindi un rilancio sbilenco a spazzare la trequarti di Lykogiannis.

Il Venezia imposta così la transizione offensiva e il Cagliari ha più volte l’occasione di bloccare gli avversari, anche con un fallo. Intanto sono da notare le posizioni di Zappa e Grassi a inizio azione, con il primo lontano da Busio e che difetta nella cosiddetta marcatura preventiva. È soprattutto Grassi però a mancare nella copertura di Heymans che, all’alba della giocata che porterà al gol, è dietro di lui. Il rossoblù avrebbe la possibilità di tagliate fuori l’avversario o comunque di fermarne la corsa con una trattenuta, invece si lascia superare senza problemi.

La palla viene servita in verticale in direzione di Forte e Heymans asseconda l’azione dettando la triangolazione lunga. Zappa è ancora lontano da Busio – l’americano ha 91 minuti nelle gambe, il rossoblù appena 20 – mentre Grassi ha perso completamente l’attimo per fermare Heymans. In questo frangente entra in gioco Altare che è fin troppo lontano da Forte.

L’ex centrale dell’Olbia resta a una distanza troppo ampia dalla punta avversaria, permettendogli così di girarsi e chiudere il triangolo con Heymans. Con così tanta distanza Altare potrebbe compensare chiudendo la linea di passaggio o provando a tagliare verso l’inserimento dell’avversario lasciato partire da Grassi. Il difensore rossoblù è però troppo macchinoso, resta sulle gambe e non riesce né a contrastare Forte né a limitare Heymans.

La chiusura dell’azione permette di apprezzare come siano proprio i tre subentrati del Cagliari a mancare maggiormente nel momento topico. Zappa non ha recuperato nessun centimetro su Busio, Grassi è a distanza siderale da Heymans e non aiuta provando a chiudere perlomeno altri tipi di giocata, infine Altare ha la possibilità di rimediare intervenendo sull’assist orizzontale, ma anche in questo caso appare macchinoso e inspiegabilmente poco deciso nell’intervento quando, probabilmente, sarebbe bastata una scivolata per spedire in angolo la sfera.

Un pareggio tutto sommato giusto, ma che ha evidenziato ancora una volta i problemi di tenuta mentale e atletica del Cagliari. Senza contare i cambi, con le cinque sostituzione più croce che delizia e i subentrati apparsi in chiara difficoltà sia fisica che tecnica. La sosta servirà a Mazzarri per portare a regime proprio le seconde linee e tutti quei giocatori – Strootman ad esempio – che appaiono lontani dalla migliore condizione.

Matteo Zizola

Al bar dello sport

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