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Ranieri: niente dimissioni, ma una provocazione per scuotere il suo Cagliari

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Quattro sconfitte consecutive e una posizione in classifica che oggi, dopo ventiquattro giornate, significherebbe retrocessione. Nulla di cui andare fieri, insomma, tanto che anche il presidente Tommaso Giulini è tornato davanti ai microfoni a distanza di più di un anno e mezzo dall’ultima volta a Venezia. Con una certezza, il condottiero di un Cagliari mai così in difficoltà dal ritorno di Claudio Ranieri.

Dinamiche

Normale, anzi, normalissimo. Con la squadra in difficoltà e con il patron che lancia stoccate diventa quasi automatico il rincorrersi di voci. L’ambiente chiede risposte, le risposte arrivano sotto forma di versioni più o meno nette. D’altronde dopo quattro sconfitte in serie, dopo prestazioni tutt’altro che convincenti, dopo che la paura è tornata protagonista dalle parti rossoblù sarebbe sorprendente se regnasse il silenzio. Ma, come spesso accade in un contesto come quello del Cagliari attuale, la verità sta nel mezzo. Ranieri si è dimesso, la squadra lo ha pregato di restare in sella. E così Ranieri no, non si è dimesso, prendendo di fatto la fiducia prima del gruppo – nel confronto negli spogliatoi della Unipol Domus dopo l’1-3 contro la Lazio – e poi del presidente Giulini nella conferenza stampa post partita. Vero in parte, perché quanto accaduto dopo la sfida contro gli uomini di Maurizio Sarri sarebbe un gesto d’amore, l’ennesimo, di Sir Claudio. Dopo quello iniziale di tornare in Sardegna nel gennaio del 2023, dopo quello di riportare il Cagliari in Serie A all’ultimo minuto dell’ultima partita dei playoff. Ranieri si è messo una mano sul cuore, ha capito che sarebbe servita una presa di posizione di fronte ai suoi calciatori, fin qui sempre protetti e quasi coccolati: ha voluto capire, “provocandolo”, se la fiducia del gruppo nei suoi confronti fosse ancora intatta o meno.

Passato, presente, futuro

“Se il problema sono io, me ne vado”. Una frase che ritorna spesso e volentieri in situazioni di difficoltà. E che sarebbe tornata anche nel pomeriggio di ieri 10 febbraio, quando nello spogliatoio rossoblù è avvenuto un confronto tra allenatore e squadra. Non dai toni accesi, ma piuttosto accorato. “Ho sentito che nello spogliatoio mister e giocatori si sono parlati a lungo, poi i ragazzi tra di loro”, ha detto lo stesso Giulini in apertura della conferenza stampa dopo il match contro la Lazio. Con Ranieri che dunque, ancora una volta, ha trovato sponda nei suoi ragazzi. Nessun problema, anzi, avanti tutti assieme per cercare e trovare la svolta, chiudere la stagione con l’obiettivo salvezza raggiunto, cerchio chiuso e saluti. Così come ha trovato sponda dal presidente Giulini: “Se dobbiamo retrocedere lo faremo con Ranieri”. Una sentenza che ricorda, per certi versi, quella praticamente identica con protagonista Eusebio Di Francesco nel gennaio del 2021, quando il patron rossoblù confermò il tecnico abruzzese con queste parole: “Si va avanti con lui, si retrocede con lui se si deve retrocedere”. Quanto successo in seguito è ormai storia, con l’esonero dell’ex Roma e l’arrivo di Leonardo Semplici. La differenza, sostanziale, è che se lo spogliatoio con Di Francesco sembrava tutto fuorché unito, con Ranieri avviene l’esatto opposto. Senza dimenticare che Sir Claudio dispone di un credito con la piazza che non è paragonabile a quello che aveva l’abruzzese tre anni or sono.

Ranieri, giocatori, società. Tutti uniti, insomma. Almeno nelle apparenze, soprattutto dopo l’all-in paventato dall’allenatore romano. Che ha giocato la carta del mettersi da parte, più idealmente che realisticamente, per ricevere un cambio una fiducia totale dal suo spogliatoio. E ripartire, senza dubbi e provando a scacciare le nuvole fin dalla prossima trasferta di Udine. Perché la vicinanza di tutte le componenti è reale, al netto delle tattiche e delle voci tipiche di un periodo complicato, ma saranno i risultati a determinare la realtà del futuro. Come accaduto con Di Francesco, come accaduto anche successivamente con Semplici e con Mazzarri. Perché Ranieri sa che le parole le porta via il vento e che dietro la fiducia sono arrivate, almeno da Giulini, anche stilettate da non sottovalutare sul mercato e sul gioco. Così come sono arrivate sulla gestione fin troppo buona di un gruppo al quale viene chiesta maggiore professionalità. Insomma, fiducia sì, ma non proprio totale. Il resto lo dirà la gara di Udine, vero crocevia della stagione rossoblù e del Ranieri bis.

Matteo Zizola

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