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Il saluto di Aru: “Mi piacerebbe far crescere il movimento in Sardegna”

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Il ciclista di Villacidro è stato protagonista della conferenza stampa di chiusura di carriera, nella sala conferenze dell’Unione Sarda a Cagliari.

Una girandola di emozioni, un incontro in presenza con i cronisti sportivi sardi e in streaming per i tanti tifosi che lo hanno seguito in carriera. Fabio Aru torna in Sardegna e ne approfitta per salutare, per l’ultima volta da ciclista professionista, tifosi e giornalisti che lo hanno seguito e raccontato negli ultimi dieci anni. Così il ciclista villacidrese: “Mi piace continuare a fare sport, continuerò a farlo anche dopo aver smesso di fare il ciclista professionista. Continuerò ad andare in bicicletta, continuerò ad allenarmi. Paura di cambiare dimensione? Esiste sicuramente, capita spesso: da quando ho annunciato che avrei smesso, ho avuto tantissimi colleghi con cui mi son confrontato e sento in gruppo quello che si dice. Ho avvertito in altri la paura di smettere e cambiare vita, quindi si va avanti anche se ci sono magari momenti frustranti. Non ho voluto arrivare a questo, preferisco smettere prima. Mi dispiace che a questa Vuelta sia stato male fisicamente, perché penso che una posizione nei primi 10 in classifica generale la avrei potuta raggiungere. Futuro? Ho alcune proposte per rimanere nell’ambito ciclistico, mi farebbe piacere non abbandonare questo mondo dopo avergli dedicato metà della mia vita. Sicuramente in un ruolo diverso, in ammiraglia non è quello che vorrei in questo momento. Magari chissà in futuro, ma ora non voglio star via di casa per 200 giorni all’anno come ho fatto negli ultimi 10 anni, vorrei fare qualcosa che mi faccia stare più a casa. Non so come sarà il futuro, ma non mi spaventa: non tornerò certo un adolescente, ho una famiglia e una maturità diversa. Gli anni passati non ritornano, mi immagino una vita normale ma penso di dovermi ancora meritarmi qualche mese di stacco e vacanza”.

Passato, presente e futuro

“Ieri ho visto i ragazzi della Fabio Aru Academy, in questi giorni cercherò di essere più presente ai loro impegni. Mi piacerebbe fare qualcosa di più per loro, fa parte dei miei progetti. Per quanto riguarda il GiroSardegna ad Alghero è un invito che mi ha fatto piacere accettare: è una gara amatoriale, ma gli amatori sono una parte fondamentale anche per il mondo professionistico. Sarò abbastanza presente a quest’evento. La lezione più importante che ho imparato dalla mia carriera? Alcune volte ho dovuto dare fiducia a determinate persone, dei collaboratori, che mi hanno deluso: è una cosa che mi ha ferito parecchio, per questo a volte è meglio essere diffidente e non mi sento di fare nomi per non dagli importanza. All’interno della Qhubeka ho finalmente trovato un ambiente ideale, perché ho constatato come non ci sia invidia, anzi. Se avessi continuato sarei rimasto sicuramente con loro. Il livello generale si è alzato e soprattutto tra i giovani, che ora hanno molti più strumenti in più rispetto a prima: penso che sarebbe giusto consentirne l’uso soltanto ai professionisti, manca ormai il ciclismo che andava a cogliere le sensazioni. Ora è più difficile fare selezione, prima si restava in 10 nei momenti più duri, ora ci sono molti più atleti di buon livello”.

“Il momento più bello forse è la vittoria del campionato italiano, la prima vittoria da professionista a Montecampione mi ha fatto capire che ero arrivato dove volevo. Prima di fare il ciclista facevo calcio e tennis, provavo a conciliare gli allenamenti ma poi ho scelto la bicicletta: ora sto uscendo ormai senza più orari, visto che non faccio più 200 chilometri ma 100, magari corro per un’ora ma ogni giorno cerco di non restare fermo. Non ho perso la mia passione, anche se ogni tanto sono arrivato a odiare la bicicletta: quando vuoi dei risultati e non li ottieni è frustrante. I problemi che ho dovuto affrontare dal 2017 in poi non me li aspettavo, a partire dal cambio di team: nel 2021, campionato italiano a parte, è stato un anno positivo. Gli anni in UAE mi hanno segnato, ma non direi che la frustrazione sia limitata solo a quel periodo. Ci sono tante persone che mi hanno dato tanto, dagli anni in Palazzago con Locatelli e Tironi da Under 23: mi hanno lanciato nel mondo del professionismo, hanno tirato fuori la mia grinta. Da professionista cito Paolo Tiralongo, con cui il rapporto continua a essere davvero importante e per il resto penso alla mia compagna, Valentina e alla mia famiglia. Terminare la carriera in Spagna è stato bello, lì ho sempre percepito tanto calore nei miei riguardi: ho pensato che potesse essere il posto migliore dove terminare la mia esperienza da professionista”.

Sul legame con la Sardegna

“Per quanto riguarda la PedalAru mi piacerebbe rifarla, dato che negli ultimi anni non è stata più organizzata perché nel 2018 e 2019 non ero nelle condizioni perché mi avevano spremuto tanto, con 85 giorni di gara, ma avevo bisogno di riposo. Mi piacerebbe organizzarla di nuovo, appena si potrà sarò felice di esserci di nuovo. Non ho ricevuto proposte dalla Federazione regionale, sicuramente mi piacerebbe dare il mio contributo per far crescere il movimento, anche se bisognerebbe capire come farlo anche se l’impegno messo sarebbe il massimo. Sugli haters sui social: mi ha dato fastidio il continuo riferimento ai miei ingaggi, è stata una cosa abbastanza cafona. Da parte di utenti, da parte di giornalisti, si è parlato tanto di questo. I social sono molto importanti, io sino a ora non li ho curati particolarmente e certe volte non ho messo il giusto impegno, in futuro mi piacerebbe essere più social”. 

Francesco Aresu

 

Al bar dello sport

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