Roberto Fresu presidente del Sassari calcio Latte Dolce

Latte Dolce, Fresu: “Proseguire con i campionati, ma con certezze”

Ennesimo rinvio per una partita che coinvolge il Sassari Latte Dolce: i biancocelesti non scenderanno in campo nemmeno questa domenica 22 novembre contro l’Afragolese dopo la comunicazione del rinvio da parte della Lega Nazionale Dilettanti. È dal 17 ottobre (2-2 con l’Insieme Formia) che la squadra sassarese non scende in campo a causa delle positività nelle avversarie.

Il presidente del sodalizio lattedolcino Roberto Fresu ha commentato questo momento difficile per il calcio dilettantistico: “Tanti gli aspetti legati alla prosecuzione di questo campionato che è necessario approfondire, ma prima è doveroso rivolgere il pensiero al delicatissimo momento che stiamo attraversando, figlio dall’emergenza sanitaria generata da questa seconda ondata di contagi. Occorre fermarci a riflettere, e allo stesso tempo pensare che il valore della vita è più importante di qualsiasi altro aspetto. Questo è un momento storico unico e mi auguro irripetibile, come tale dobbiamo dare la giusta importanza a tutto ciò che accade in modo da uscire tutti, il prima possibile, da questa profonda crisi senza precedenti. In estate avevamo più di un dubbio riguardo la ripresa del campionato. Eravamo rimasti fermi complessivamente per circa 7 mesi, ma abbiamo deciso di lanciarci in questa avventura, nonostante le numerose difficoltà. Lo abbiamo fatto sapendo di dover fare i conti anche con importanti problemi logistici. Si è scelto di andare a giocare a Sennori, è a pochi passi dalla città ma non è affatto semplice gestire il tutto. In più siamo partiti penalizzati dall’annullamento della Coppa Italia di serie D e dallo spostamento della data di inizio del campionato.  Un campionato che nelle prime 4 giornate ha mostrato che la nostra squadra aveva necessità di più tempo e di più opportunità di confronto per trovare la quadra. I tanti infortuni non ci hanno mai messo nelle condizioni di giocare al completo, di poter vedere in campo un team forte e autoritario. Poi sono arrivati i primi rinvii, l’ultima partita giocata risale al 17 ottobre. Tutto questo non fa bene al movimento calcistico. È un mese che la squadra continua ad allenarsi con serietà e costanza. E cosa accade? Che  tre delle trasferte programmate sono saltate all’ultimo momento causa Covid. Riguardo l’aspetto calcistico, tocca agli organi competenti trovare obbligatoriamente le soluzioni. Ma dal mio punto di vista personale, dico che forse questo campionato non doveva iniziare. Oggi la situazione è sotto gli occhi di tutti: una situazione estremamente penalizzante, per le società in primis ma certamente anche per giocatori e tecnici. Stoppare il campionato per un intero mese per recuperare le partite non disputate ha un senso solo se accompagnato da un protocollo sanitario certo e stabilito. Invece  si e continuato a penalizzare soltanto chi ha continuato ad allenarsi con regolarità, chi ha chiesto a giocatori e tecnici di fare sacrifici e di rispettare le regole per evitare contagi. Il campionato di serie D non è un hobby: i giocatori non vanno in campo la domenica per farsi una sgambata. Non è così, questo deve essere chiaro a tutti: sono professionisti, che vengono chiamati dilettanti. Intorno a questo mondo gira un’intera economia. Se dobbiamo proseguire, non possiamo più farlo da dilettanti. Non serve a nessuno avere una dirigenza di Lega che continua a governare il movimento quasi come se nulla fosse successo: chi organizza questo campionato ha il dovere e l’obbligo di trovare le soluzioni immediate, non di indire un referendum in cui le società erano chiamate ad esprimere un parere sulla prosecuzione o meno del campionato stesso. Alla fine nonostante il parere delle società – proseguire – il risultato non è cambiato. A questo punto dobbiamo iniziare a utilizzare dei protocolli sanitari come quelli dei professionisti, o quanto più vicini possibile a quelli”. 

Per il patron: “Sappiamo tutti della partita disputata dal Palermo senza riserve in panchina: assurdo, ma per andare avanti bisogna per forza fare così. Anche se hai giocatori indisponibili devi scendere in campo ugualmente, per far sì che le società smettano di marciare sulla situazione, di affrontare con furbizia una problematica così grave e diffusa. Credo che una scelta in tal senso non sia più rinviabile, attendo quindi da un momento all’altro una comunicazione del Dipartimento Interregionale che consenta alle società di muoversi con assoluta chiarezza. Una comunicazione che proponga soluzioni praticabili. Sino ad ora sono stati stanziati 3mila euro, fanno sempre comodo ma non sono niente rispetto ai problemi che dobbiamo affrontare. Le società hanno necessità di più fondi, perché dopo l’iniziale riduzione al 25% della capienza negli stadi oggi ci troviamo a giocare senza pubblico, e gli sponsor sono ridotti a lumicino. Noi abbiamo necessità di un calcio con i tifosi, ma questa pandemia non lo permette. La serie D è un campionato molto problematico e i bilanci delle società sono molto appesantiti. Il mio invito alla Lega è a fare sforzi reali e concreti per aiutare le società, a partire dalla proposta di un protocollo sanitario diverso da quello attuale. Questa potrebbe essere la soluzione giusta per far continuare il campionato. Dovremo convivere con il covid. Ma se dovesse capitare di riscontrare una, due o tre positività nel gruppo squadra? Urge avere un protocollo e urge avere un contributo economico per i tamponi più sostanzioso di quello da 3mila euro, in modo da eseguire i test con una certa regolarità. Aggiungo a questo che abbiamo già pagato le quote di iscrizione campionato per la stagione in corso. Lo abbiamo fatto come se lo scorso campionato non fosse successo nulla: ci aspettavamo un ristoro importante visto che la passata stagione è terminata con 4 mesi di anticipo. Non dimentichiamo che siamo la serie D e non la serie A, non possiamo permetterci ulteriori costi oltre quelli che stiamo sostenendo senza entrate. Tra i vari scenari pare che la Lega stia pensando ad un campionato con solo il girone di andata. Stoppare tutto è complicato, difficile e doloroso. Ma a questo punto, dopo l’ennesimo stop, una decisione da parte della Lega non è più rinviabile: devono decidere se ci sono i presupposti per andare avanti e attuare protocolli sicuri e sostenibili, o mettere la parola fine dato che a questo punto non è certa nemmeno la ripresa fissata al 4 di dicembre. Leggo inoltre che la riforma Spadafora prevedrebbe l’abolizione del vincolo di giocatori: sarebbe il colpo mortale nei confronti delle società che tanto investono nel settore giovanile”. 

 

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