Diego Lopez compie 45 anni: auguri, Jefe

Ospitiamo volentieri l’omaggio di Federico Ventagliò al Jefe di Montevideo, che lo accosta all’indimenticato Cincinnato Tiddia, come lui prima difensore e poi allenatore rossoblù.

Il paragone immediato che viene in mente pensando al Diego Lopez allenatore è spesso quello col Maestro Tabarez, poiché entrambi nativi di Montevideo e poi approdati alla prestigiosa panchina rossoblù, insieme all’analogia di aver entrambi guidato anche il Penarol, seppur invertendo l’ordine di tempo: prima l’Aurinegro, poi il Cagliari l’attuale ct della Celeste, viceversa El Jefe. Tuttavia, osservando meglio la storia dei suoi predecessori, Lopez ha certamente più affinità con un altro gigante alla guida del Cagliari: Mario Tiddia.

LE ANALOGIE CON TIDDIA – Entrambi per oltre un decennio hanno guidato la retroguardia con autorevolezza, entrambi hanno concluso con i gradi di capitano, avendo in comune la guida delle squadre giovanili come esperienza precedente alla prima squadra. Tutti e due hanno festeggiato sul campo una promozione dalla B alla A: nel 1964 Mario, nel 2004 Diego. E ancora, sia Cincinnato che Memo a 45 anni avevano già alle spalle due cicli da mister del Cagliari. Infine, sono stati guida, capitano e amico fuori dal campo di due dei simboli rossoblù più importanti di sempre: Lopez sta a Daniele Conti come Tiddia sta a Gigi Riva. Il 2 ottobre 2012 segna l’inizio assoluto della carriera da allenatore di Lopez, con Cellino che lo promuove dalla Primavera per rimpiazzare Ficcadenti, in tandem con Pulga (formalmente primo allenatore, in quanto dotato di patentino). Subito un poker di vittorie consecutive come biglietto da visita, col blitz in casa del Torino ad aprire la serie, insieme ad altri risultati di rango come il 2-2 imposto all’Inter a San Siro (dopo essere stati anche in vantaggio), l’Olimpico giallorosso violato per 2-4 e ancora, il Biscione – al ritorno – inforcato con un 2-0 con due sigilli di Pinilla.

QUEL FIORENTINA-CAGLIARI… – In mezzo altre esperienze, più o meno positive. Poi il ritorno sulla panchina rossoblù, con Giulini che chiede una mano al vecchio condottiero per risollevare un Cagliari a terra alla conclusione dell’era Rastelli. Anche in questo caso alti e bassi, ma resterà sempre nella mente dei tifosi rossoblù il 13 maggio 2018, data del vero capolavoro tattico di Diego. Firenze, stadio Artemio Franchi, caldo pomeriggio di tarda primavera. Solo 180 minuti separano il Cagliari dal baratro. Serve un’impresa, una frangia della tifoseria chiede con insistenza la testa del Jefe. Vincere potrebbe anche non bastare, a seconda di quanto avvenga negli altri campi. Settore ospiti stracolmo, con un’atmosfera da far rivivere quella drammatica dello spareggio del San Paolo di Napoli, con le ovvie e debite proporzioni. Speranze ridotte ulteriormente dal risultato della Viola nel suo precedente turno interno, ossia un 3-0 secco rifilato a un Napoli lanciatissimo verso una clamorosa rimonta scudetto e reduce dal successo in casa della Juventus. Nessuna polemica né parola fuori luogo, soltanto la ricetta di far parlare il campo, con la coraggiosa mossa indovinata di ripescare Deiola dal dimenticatoio. Risultato: stadio Franchi espugnato, per una salvezza che verrà festeggiata matematicamente la domenica successiva, col successo casalingo ai danni dell’Atalanta.

Anche per questo: ¡Feliz cumple!, Jefe…

Federico Ventagliò

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