Cagliari, umore variabile

Weekend con sconfitte molto diverse per Maran e Canzi.

Domenica col magone per il Cagliari, battuto malamente a Sassuolo e di fronte in modo lampante a problemi noti, prevedibili e nemmeno inediti. La giornata emiliana si era chiusa col volto scuro di Tommaso Giulini, ma senza particolari sussulti al di là dei normali confronti interni.

I rossoblù di Rolando Maran (sempre più in difficoltà tra scelte e dichiarazioni) hanno perso il sentiero maestro con l’infortunio di Castro, totalizzando una sola vittoria in dieci gare ma soprattutto entrando in un tunnel che sembrava breve ed è diventato eterno, nonostante le parole ottimistiche di facciata del mister. La situazione appare nitida: servono almeno una punta affidabile da affiancare a Pavoletti, in grado di cucire il gioco e dare rapidità, e un esterno sinistro difensivo, alla luce del probabile addio di Pajac e della scarsa affidabilità di Lykogiannis. Si attendono novità dal calciomercato, che chiude giovedì 31, così da togliere ogni alibi e permettere a Maran e il gruppo di giocarsi le proprie carte. Altrimenti occorrerebbe prendere in esame un ribaltone in panchina non certo auspicato.

A fare da contraltare alla prima squadra – ammalata di lentezza, poche idee e ritmo, volti mogi – c’è la Primavera di Max Canzi. Sbagliato abbandonarsi al classico (e sciocco) refrain da tifosi al grido di “facciamo giocare la Primavera”, o al sillogismo “meglio Canzi di Maran”Giusto sottolineare la mano dell’allenatore milanese, in un momento in cui di allenatori si parla, visto che il trainer della seconda squadra (dal 2015) ha più volte odorato il calcio nei professionisti, a Cagliari come a Olbia, non salendo mai sul treno. Intanto si gode la sua creatura, sfortunata contro l’Inter ma capace di mostrare bellissime cose a livello tecnico, tattico e morale. Grande unità di intenti, capacità di modellarsi nel corso del cammino, fino a risultati di prestigio (domenica scorsa la vittoria nella Torino granata) e una classifica al di sopra delle aspettative. Al di là dei numeri, la Primavera mostra elementi potenzialmente valorizzabili e un’impalcatura che certamente oggi restituisce più emozioni di quanto facciano i compagni più esperti della prima squadra.

Fabio Frongia

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