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Le Pagelle di Cagliari-Frosinone: Oristanio spacca, Pavoletti eroe

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I nostri giudizi sul Cagliari che ha vinto con una incredibile rimonta contro il Frosinone nel lunch match della decima giornata di Serie A.

Scuffet 5,5: non ha grandissime responsabilità sui primi due gol, rigori in movimento nei quali sceglie semplicemente il lato sbagliato. Potrebbe fare invece di più sul terzo, colpo da biliardo sul quale però scende davvero con troppa fatica. Per il resto non è certamente lui a dover salire sul banco degli imputati della difesa.

Nández 6: è l’uomo delle transizioni, trasforma le azioni da difensive in offensive con quantità e qualità. Nella prima frazione è l’unico a tenere il ritmo e a creare qualcosa di positivo, prima di dover alzare bandiera bianca per il solito problema muscolare che, questa volta, potrebbe tenerlo fuori a lungo.
Dal 46′ Zappa 5,5: ci mette tanto cuore, ma sbaglia diversi appoggi e scelte. Potrebbe essere l’iniziatore della rimonta, ma il suo colpo di testa viene salvato sulla linea a Turati battuto. Lo spirito non manca, la qualità però sì.

Goldaniga 5,5: non dà sicurezza e soprattutto ha troppa fretta in impostazione sbagliando tante uscite con lanci fuori misura e spesso senza grande senso. Non aiutato dal compagno di reparto, resta comunque un’ulteriore falla nel sistema difensivo.

Dossena 5: che non fosse giornata lo si capisce quando tentenna palla al piede regalando un’occasione al Frosinone in un momento positivo per la squadra. Poi, salvato la prima volta, decide di continuare sulla stessa falsariga cucinando non una, ma due frittate. Al 23′ sbaglia nuovamente in uscita ed è 0-1, quando Soulé lo punta per il raddoppio non temporeggia, pensa a coprire il sinistro mentre l’argentino va sul destro ricevendo in cambio non la fronte ma la schiena. Inizia la ripresa e sono tre, leggero su Brescianini al quale lascia il tiro con libertà totale. Si riscatta nel finale con la torre che regala a Pavoletti il pallone del 4-3.

Augello 5: non incide in avanti, va spesso in sofferenza dietro. Disattento, la cartina di tornasole quel pallone lasciato andare in angolo senza motivo su appoggio di Makoumbou. Qualche diagonale buona, molti errori di posizione e di scelta e tantissimi cross sbagliati.

Makoumbou 7: è il meno negativo della mediana che soffre per 70 minuti, fa buon filtro e prova a ragionare quando i compagni al contrario perdono la bussola. Da solo, però, può poco. Con la squadra in apnea cincischia un po’ troppo, ma alla fine è lui che tiene la barra dritta sempre e comunque anche quando sembra giochicchiare. Il gol del 2-3 mantiene la speranza viva e prosegue la strada tracciata per un’epica rimonta.

Prati 6: né qualità né tanto meno qualità, resta a metà tra pressione e attesa finendo per trovarsi spesso sulla terra di nessuno. Non incide, non taglia e nemmeno cuce, passo indietro deciso. Poi come d’incanto tira fuori personalità e fosforo e sale di tono con un’ultima mezz’ora da veterano.

Deiola 5: va di fisico e di lotta, per un po’ funziona poi quando la gara diventa in salita inizia a sbagliare tecnicamente e non dà apporto alla causa. Resta negli spogliatoi chiudendo così un primo tempo in costante fatica anche mentale. Dal 46′ Pavoletti 9: esce dalla panchina con un profumo di naftalina addosso difficile da togliere e infatti ci mette un po’ a far sparire la polvere presa dal cassetto nel quale era riposto. Poi entra di prepotenza in quasi tutte le giocate decisive: assist per Oristanio con pallone gestito ottimamente, zuccata da par suo a pareggiare la contesa, gol di rapina a sigillare un pomeriggio che resterà negli annali come la serata di Bari. Non contento salva il possibile 4-4. Ritrovato.

Mancosu 5: la prestazione di per sé sarebbe anche positiva, quando accende la luce il Cagliari crea e conferma quanto sia fondamentale. Ma il rigore fallito nel momento topico non può non incidere, alza troppo la palla e colpisce la traversa a Turati battuto. E siccome se qualcosa può andare male andrà peggio, anche il palo di testa completa il suo pomeriggio sfortunato.
Dal 64′ Viola 7: mette tutta la sua intelligenza calcistica al servizio di una squadra nel pieno di un incubo sportivo. Non solo, ma il pallone che trova la testa di Pavoletti è un gioiello che solo uno con il suo piede può recapitare in quel modo. Seconda di fila da protagonista in corsa, quando il gioco si fa duro i duri come lui servono come il pane.

Jankto 5: muoversi si muove, sbattersi si sbatte, ma tra essere fuori ruolo per 45 minuti e per certi versi precipitoso sbaglia tanto. Va vicino al gol in due occasioni, non gestisce bene il pallone in numerose altre, esserci c’è ma non è pomeriggio da sorrisi.
Dal 64′ Azzi 6: mette freschezza sulla corsia anche se sbaglia davvero troppe scelte e appoggi. Alla fine, però, il suo ingresso qualcosa determina.

Luvumbo 5,5: alcuni bei cross, qualche occasione in cui si accende, ma in generale non strappa come al solito. Vero, da lui ormai ci si attendono tante bellissime cose, oggi però non tira fuori nessun coniglio dal cilindro non solo per suoi demeriti. Dal 64′ Oristanio 8: è la chiave di volta della gara, il punto interrogativo enorme sulle scelte di Ranieri, l’uomo che cambia un pomeriggio da dramma ad apoteosi. Il gol che rialza la squadra, ma non solo. È una scheggia impazzita, ogni scelta quella giusta, trova sempre lo spunto e lo fa senza fumo ma con tanto, tantissimo arrosto. Il primo gol in Serie A una perla, ma sono l’atteggiamento e la qualità a mostrare un ragazzo dal sicuro avvenire. Peccato per l’errore finale, ma stanchissimo sbaglia appoggio. Nulla da dire, se Pavoletti non avesse messo il sigillo sulla sua svolta sarebbe stato il migliore per distacco.

Ranieri 6: la media tra il 3 dei primi 70 minuti e il 9 dei successivi 35. Perché è inspiegabile la scelta – non a posteriori, sia chiaro – di rinunciare a Oristanio o comunque a una seconda punta vera assieme a Luvumbo. È inspiegabile il continuo cambio di interpreti anche quando le cose sembravano essere finalmente sistemate. È inspiegabile la fragilità liveraniana di una squadra che attacca sì, merita altrettanto ma che gli avversari aspettano come il gatto con il topo in attesa del solito errore. Che puntualmente arriva. Poi, però, la magia di Sir Claudio torna a farsi viva, una rimonta allucinante frutto di cambi che, però, suonano per certi versi più come riparazione di errori che mosse geniali. Ora sì, potrebbe essere arrivata la svolta proprio quando il baratro era a un passo.

Matteo Zizola

 

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