Sulle italiane in Europa

Ultimo Tango a Cagliari | Emozioni, ricordi, deliri in rossoblù a cura di Andrea Valentini.

Ebbene sì, ho voglia di affrontare l’annosa questione: gufare o non gufare?
Questo è il problema.
Cominciamo col dire che è puro folklore.
No, non sto per dire che è solo un gioco, stolti, lo so benissimo che il calcio è questione di vita o di morte (hey, Churchill! A forza di non giocare a calcio come se foste in guerra, non vincete un Mondiale dal ‘66!).
Dico, piuttosto, che non credo di poter minimamente influenzare il risultato di una partita della Juventus sperando che la Vecchia Signora perda.
Siamo d’accordo, vero? Benissimo.


Semmai, si può modificare il clima.
I tifosi bianconeri (prendiamo sempre ad esempio i più gufati) possono senz’altro percepire l’ostilità di molte altre tifoserie italiane, così come non faticano a notare quanto queste ultime godano nel vederli cadere.
Voglio spingermi a dire di più: non escludo che questi sentori giungano fino all’interno dello spogliatoio, creando appunto un certo clima da “noi contro tutti” che peraltro può solo gasare enormemente i calciatori e caricare l’ambiente.

Dunque, è giusto gufare?
Arriverà sempre un tizio, amici.
Il Tizio di solito è un appassionato di calcio, ma non malato.
Egli conosce il risultato della sua squadra e delle altre, ma difficilmente si reca allo stadio nel dì di festa.
Il Tizio, ritenendosi molto superiore a voi, con l’aria di chi ha raggiunto un nirvana calcistico, vi guarderà con sufficienza e dirà che no, lui non è juventino, ma che in Europa le squadre italiane vanno tifate tutte.
Penserete “santo cielo, mio sportivissimo amico, mai frequentato un bar di lunedì?”, ma lasciate che si esprima.
Aggiungerà che ne va del Ranking UEFA (ah, certo, ma dimmi di più…) e che, se un’italiana vince una competizione europea, VINCE TUTTO IL NOSTRO MOVIMENTO CALCISTICO.

Manteniamo la calma, dai.
Posto che a noi (cagliaritani? Sardi? Italiani? Tutti!) del Movimento Calcistico interessa meno che delle foto del gatto della tipa che te le mostra mentre cerchi di portarla a letto un sabato sera, ditemi voi se un popolo così campanilista, che vive di esasperate rivalità interne, che è diventato Nazione l’altro ieri perché ci eravamo stufati di ammazzarci fuori dallo stadio, può tifare per il “nemico” e farlo per giunta sinceramente, di cuore.
Lo so, lo so, è fantascienza.

La ragione che spinge questo Tizio a parlare così impunemente è una, e una sola: il paraculo ama il quieto vivere.
Non vuole subire gli sfottò di amici e colleghi, qualora fossero le loro squadre a primeggiare in Europa e non la sua.
Mostrandosi loro alleato, non dovrà sopportare soprusi.
Vile, dico io.
Alzati e gufa da uomo.
E se va male, amen, ci compatteremo e assorbiremo la loro gioia delirante, ci sentiremo dire che sappiamo solo rosicare (meglio se scritto con la kappa) e che abbiamo bisogno di massicce dosi di un noto antidolorifico per il mal di stomaco.
Ma tanto saranno sempre di più le volte in cui gioiremo noi, Tizio, svegliati!
Come dici? Diranno che godere per le disgrazie altrui è triste?!
Vecchio mio, uccidono il campionato a suon di plusvalenze fittizie e orrori arbitrali, che a volte nemmeno il sospirato Var corregge.
Hanno costruito quel Supermarket Stadium con denaro di dubbia provenienza, passando attraverso un iter di permessi di altrettanto dubbia rapidità (te lo ricordi Cellino che finiva a Buoncammino per montare quattro tubi Innocenti?).
Noi non siamo Gesù di Nazareth, non sappiamo porgere l’altra guancia.
Noi non sappiamo perdonare e dimenticare, noi tifosi abbiamo una memoria elefantiaca.

Perciò non vergognatevi mai se tifate una squadra che non vince mai e ne gufate una più blasonata.
Non li state gufando per invidia, lo state facendo perché non li ritenete forieri di certi valori portanti dello sport.
E vi pare poco?

E allora, semmai doveste vedere Bonucci staccare da terra ma non abbastanza per impedire a De Ligt di sovrastarlo e battere l’incolpevole codice fiscale polacco, lasciatevi pure andare ad un urlo tarzaniano, liberatorio: gol!
Lasciate che vi guardino male, con l’espressione di chi pensa “eccone un altro”.
Si rifaranno al prossimo lieve contatto in area.
E poi è calcio, giusto Churchill?
Non è mica una guerra.
Forse.

(Scherzo amici juventini, il prossimo anno alzerete il Ranking UEFA…e si abbasserà lo spread, e le marmotte confezioneranno barrette di cioccolata!)

Avanti Ajax.

Andrea Valentini