#9 | Instagram e un malessere diffuso

La nuova rubrica irriverente di Centotrentuno.com, rigorosamente al femminile.

È buffo vedere com’è cambiato il famoso Instagram nel tempo, è nato come social per pubblicare belle foto ed è diventato il nuovo strumento per pubblicizzare qualsiasi cosa, con l’utilizzo delle sue stories, ogni giorno, aprendolo, qualcuno ci ricorda che esiste qualcosa di cui abbiamo bisogno. L’onda consumistica ti assale, ti avvolge e poi si ritrae per poi tornare il giorno dopo, appena ti ricolleghi. Non è un caso che sia diventato il social più seguito.

Il mondo rappresentato su Instagram fa così tanta presa su di noi e soprattutto sulle nuove generazioni, perché proiettiamo il nostro desiderio di essere felici sulle cose: trucchi, creme prodigiose, vestiti, alberghi, auto ecc..quei video, quelle immagini hanno un effetto ipnotico su di noi, iniziamo a guardarli per curiosità, a volte per noia e ne rimaniamo catturati, all’inizio riteniamo molte di quelle cose inutili, poi martellati dalle immagini e dalle parole ci appassioniamo e a furia di vedere quelle cose usate o indossate da persone carine e sorridenti, apparentemente così felici, cominciamo a ritenerle utili, se non addirittura necessarie, perché riteniamo quegli oggetti responsabili della felicità che manifesta la persona che li indossa.

Cresciamo convinti che le cose ci rendano felici e di conseguenza diventiamo ossessionati dal denaro. Perché senza quello, non possiamo acquistare tutti quegli oggetti che vediamo dappertutto, in tv, sui social, sui giornali, indosso alle persone belle e sorridenti. Spesso siamo insoddisfatti dal lavoro che facciamo, dagli affetti che abbiamo, sentiamo un vuoto dentro, cominciamo a pensare che forse stiamo buttando il nostro tempo in situazioni, relazioni assolutamente inutili ed ecco allora che siamo pronti ad anestetizzare la nostra mente e le sensazioni che da questa derivano con una TV a cento pollici, con un mega orologio, l’ennesimo, con una nuova macchina, con l’ultimo iPhone, con un viaggio spaziale o con sedute dal medico estetico, chi non ha i soldi per poterlo fare sogna questi acquisti, sogna di compiere queste attività, strettamente legate al denaro, frustrandosi, perché attribuisce a quell’acquisto mancato la sua infelicità.

In realtà stiamo solo riempiendo un vuoto che viene da lontano e una volta riempito con la materia, saremo alla ricerca di altra materia, perché finito l’effetto dopante del poter disporre di denaro, il vuoto si rifarà sentire e si ricercherà di colmarlo sempre allo stesso modo, pensando sempre che prima o poi quelle cose ci appagheranno, ma sarà difficile, perché quel vuoto avrebbe bisogno di essere riempito con cose che non si possono comprare, come l’autostima, un vero amore, risolvere un complesso, l’armonia… “cose” difficili da ottenere, è per quello che continuiamo a desiderare e a comprare oggetti, notti in alberghi lussuosi, cene nei ristoranti stellati ecc…ed a proiettare su di loro la nostra felicità.

C’è sempre qualcosa dentro di noi che dobbiamo cambiare ogni qual volta desideriamo così tanto avere o fare una cosa legata al denaro.

Vera Martellina

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