Il calcio che fu | Riccardo Dessì

Una serie di “quadretti” di calciatori del passato cagliaritano e non solo, a cura di Nino Nonnis.

Voglio lasciarmi andare al sentimentalismo, vincendo il pudore dell’enfasi. Abitava vicino a casa mia, io in via Manzoni lui in via Baccaredda, potevamo salutarci al balcone, siamo nati anche nello stesso anno. Abbiamo quindi giocato insieme, nel vicino campetto dell’Intendenza di finanza, uno spiazzo che fotografato dalla luna alle nove del mattino non avrebbe fatto presagire presenza umana. Invece noi ci giocavamo ogni giorno anche venti contro ventuno e capivamo chi erano i nostri compagni del giorno dalla direzione di corsa. In quella calca, che oggi chiameremmo assembramento, era impossibile curare l’arte del passaggio, anche per l’irregolarità del terreno e infatti Riccardo ha imparato a impedirli, con buoni risultati direi.

Sino a che un bel giorno si sparse la voce, confermata da Ubaldo, che l’aveva messa in giro, che Riccardo era stato preso per giocare nei ragazzi del Cagliari, cioè nel Cagliari. Ma chi se l’aspettava. In molti coltivarono la speranza di essere presi anche loro, anche senza provino. Per assonanza. O per spargimento di voce.

A 14 anni ci ritrovammo allo stesso liceo, diversa sezione, impegnati nelle selezioni atletiche del Dettori, di cui si prendeva i meriti prof. Siddi, e anche il preside Rachel, in questo encomiabile, ci teneva a primeggiare, ma era il mitico prof. Pala a fare tutto, in silenzio. La fama di Pala sussurrata dalle voci di qualcuno era di essere stato un grande giocatore di calcio, della Nuorese, con carriera interrotta sul più bello per via di grossi danni alle ginocchia. L’altra fama la ha confermata nell’impegno e la passione di tutta una vita.

Le selezioni si tenevano al vecchio campo GEI vicino alla sede RAI, c’ero anch’io quel giorno, non fatevi domande. Quando fu la volta di Riccardo, a provare gli scatti, ricordo la gradita sorpresa e l’espressione di compiacimento di prof. Pala. Quel ragazzone con cosce straripanti, gli garantiva cinque anni di successi e di passione. Un dono di famiglia, anche il cugino Raffaele, anche lui via Baccaredda, era velocissimo. Riccardo è stato infatti campione italiano di staffetta 4 x 100 juniores insieme a Sandro Camedda, Gigi Curreli, Amedeo Avanzato. È stato anche un buon ostacolista, si fosse specializzato avrebbe fatto buone cose, almeno quanto D’angiò. Naraddi pagu.

Ho fatto tifo per lui, gioito dei suoi successi, come se fossero merito anche mio, che l’avevo scoperto bambino. L’ho visto esordire in serie A, annullare Pulici, come avrei voluto fare io, combattere con Clerici, indomiti tutti e due, col quale ebbe vari alterchi conclusi in una partita focosa in fallo laterale. Dico così perché fu tutto il giocatore, Clerici appunto, a finire in fallo laterale per un’accollata paulese di Riccardo. Quel giorno Clerici dimostrò e confermò di avere oltre alla classe anche la “garra”, ma con Riccardo risultò solo che aveva la barra e quella serve solo a illuderti. L’unico che lo mise in difficoltà, una sorta di bestia nera, fu un certo Ken Bartù, un turco molto fantasioso che tornava molto indietro. E il turco si sa è molto ostico da capire.

Un anno venne al Cagliari un giocatore che si riteneva velocissimo, mi pare fosse De Petri, Riccardo potrebbe confermare, se ha conservato la memoria, cosa che spero anche per me. A furia di smargiassare e di vantare la propria velocità con tutti, alla fine gli dissero di fare una prova con “quello lì”, cioè Riccardo, che faceva parte della rosa. Si misurarono tra il giubilo e la curiosità interessata di tutti e da quel giorno quello disse che era il secondo giocatore più veloce.

L’ho rivisto giocare da grande, diciamo pure attempato, al torneo Amatori e con commozione ho spiegato a mio figlio che quel terzino che inseguiva con affanno un’ala peperina di neanche sessanta chili era stato un grande atleta oltre che un buon calciatore. Arriva sempre un’età in cui i figli cominciano a dubitare dei padri.

Nino Nonnis

AL BAR DELLO SPORT

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Gepi
Gepi
19/08/2020 01:16

Bellissima narrazione, come sempre. Però è Bacaredda.