#7 | Poca speranza…

Bai e Circa è la rubrica (a cura di Enrico Mura ed Enrico Zanda) che punta a (ri)scoprire i luoghi più belli e storici della Sardegna, valutandone la gestione.

In cima al colle Sant’Elia sono collocati due luoghi che meritano decisamente il nostro interesse.

La batteria antiaerea C-135 – E’ definibile ormai come un reperto di archeologia militare. Operativo dal 1936, fu armato di sei cannoni 102/35 posti in altrettante piazzole scavate nel terreno, orientate a semicerchio, e di una centrale di tiro. La compagnia militare contava un centinaio di soldati e nel corso della guerra ricevette la visita di personaggi importanti, come il principe Umberto e il Generale Basso. Nonostante le presenze illustri al gruppo venne attribuito un solo abbattimento, quello di un Beaufighter inglese (30 luglio 1941). Passò alla cronaca storica anche per un’altra ragione: nel marzo del 1943, uno dei cannoni antiaerei esplose per una disattenzione e uccise dodici soldati. Oggi dell’intera storia militare di questo luogo gli unici testimoni sono le piazzole unite ancora tra loro da passaggi sotterranei, e quello che resta della centrale di tiro: i muri e il pavimento alla veneziana. Assenti nell’intera area cartelli recanti date o indicazioni storiche.

Il fortino Sant’Ignazio – E’ conosciuto così il forte Sant’Elia. Fu edificato alla fine del 1792, per paura delle incursioni francesi incombenti. Progettato da Franco Lorenzo, ingegnere militare che si ispirò all’architettura di scuola Vaubaniana. Corrente nata dal marchese di Vauban (1633-1707), militare francese e uno dei migliori ingegneri militari di tutti i tempi. Il risultato finale fu nettamente distante dal progetto iniziale. Il fossato non fu mai finito, e solo una delle torri fu completata e casamattata. Rimase a tutti gli effetti incompiuto al momento dello scontro con i francesi. Fu comunque utilizzato come bastione, ma le munizioni e l’acqua venivano fatte arrivare dalla zona di san Bartolomeo dove vi erano i magazzini e la polveriera. La sua dismissione non si fece attendere, infatti undici anni dopo l’assalto, nel 1804, venne utilizzato come secondo lazzaretto cittadino per i malati contagiosi. Abbandonato completamente, venne rivalutato solo temporaneamente durante la seconda guerra mondiale, per la sua posizione strategica, come punto di avvistamento dei nemici. Oggi è divenuto, suo malgrado, un luogo destinato alla rovina.

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Entrambi i siti potrebbero essere luoghi d’importanza storica e culturale, sono invece dimenticati e accomunati tra loro soltanto dallo stato di disfacimento. Viste le condizioni attuali sembra eccessivo immaginare un progetto concreto, come la creazione di uno spazio chiuso all’interno del fortino che possa ospitare l’archeologia difensiva cagliaritana in tutte le sue forme e richiamare turisti e curiosi con documentazione, foto, storia personale dei protagonisti e del colle. Oppure uno spazio per la proiezione di filmati d’epoca e un altro per gli abbigliamenti militari, dal periodo sabaudo all’ultimo conflitto mondiale. Dedicando invece alla batteria antiaerea un percorso ad hoc, attraverso l’inserimento di armamenti militari utilizzati all’epoca e la conseguente spiegazione del loro utilizzo.

Potrebbe essere una speranza valida per restituire ai cittadini una realtà oggi purtroppo molto lontana e non a portata di mano.

Enrico Mura

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