#8 | Le promesse siano mantenute

Bai e Circa è la rubrica di Centotrentuno.com che punta a riscoprire i luoghi storici di Cagliari e della Sardegna, valutandone la gestione.

Edificato nel corso del XVII secolo, il Lazzaretto di Sant’Elia visse, negli anni successivi, ampliamenti e modifiche per dare rifugio ai malati di peste, che periodicamente abbondavano nel tessuto cittadino. Il primo intervento, risalente al 1720, e il secondo nel 1835 lo trasformarono in un vero e proprio ospedale per malattie contagiose. Entrambe le operazioni non riuscirono tuttavia a sopperire alle gravi carenze igienico-sanitarie, tanto che nel 1837 Giovanni Spano, costretto al suo interno dopo aver contratto il colera durante un viaggio fuori Sardegna, non esitò a definirlo la “botte di Diogene”.

GUARDA IL VIDEO A CURA DI ENRICO ZANDA

Il Lazzaretto fu dismesso definitivamente alla fine del XIX secolo, grazie al disuso della pratica della quarantena. A partire dal secondo dopoguerra venne utilizzato come rifugio per gli sfollati, che loro malgrado si trovarono costretti ad utilizzarlo come abitazione fino agli anni settanta quando il comune diede inizio alla costruzione dell’allora moderno quartiere Sant’Elia. A quel punto, tutta la struttura fu completamente abbandonata e venne restituita alla città nel 2000, al termine di una lunga ristrutturazione, in occasione della manifestazione “Monumenti aperti”.

Oggi mantiene un ruolo importante nell’ambito culturale cagliaritano come sede di numerose mostre ed esposizioni temporanee, proiezioni e convegni. In pianta stabile, all’interno dell’edificio si trova da ormai due anni l’Accademia d’Arte di Cagliari (precedentemente Accademia d’Arte Santa Caterina). Associazione che, attraverso il metodo “a bottega” e quindi con l’affiancamento costante degli apprendisti ai pittori professionisti organizza corsi brevi o triennali di pittura e arti visive.

Il Lazzaretto di Sant’Elia in lontananza

Dispone inoltre di corsi inerenti alla scrittura, il fumetto e l’illustrazione. Lo slogan portato avanti dall’associazione è “perché non fare ciò che ami?”, una domanda valida per chi al giorno d’oggi è sempre più disorientato nel mondo del lavoro. Passa anche attraverso questi slanci di riflessione una rivalsa dell’intero quartiere, necessaria e meritata dopo decenni di isolamento e dimenticanze comunali. Un percorso di rinascita lento (forse anche troppo), iniziato con l’inaugurazione del Lazzaretto e che dopo un immobilismo lungo quasi vent’anni viene ripreso con il progetto del Parco degli Anelli.

Quest’ultimo, aperto al pubblico nel febbraio 2019 promette un rilancio definitivo del quartiere, grazie a un’area verde superiore ai quattro ettari, l’impianto di oltre 500 alberi e una riorganizzazione in chiave turistica della zona con il riposizionamento del mercato e l’installazione (per il momento solo prevista) di un’arena per spettacoli, un’area sportiva e una serie di pontili per l’accesso al mare. Molte iniziative encomiabili, che ci auguriamo siano realizzate tutte al più presto, perché un progetto valido non si trasformi come negli ultimi anni in una serie di promesse senza riscontro alcuno.

Enrico Mura