Barella, 100 presenze per dire addio

Barella, il Cagliari e l’Inter. Tante parole sono state scritte in queste settimane, la rabbia per una cessione tanto inevitabile quanto dolorosa, la speranza che questo possa essere il sacrificio per vedere nel futuro prossimo un Cagliari più forte, respirare una nuova dimensione, crescere.

La cessione di Nicolò lascia tanti strascichi, i giocatori passano, gli allenatori pure, ma l’amaro in bocca per il sogno spezzato di una squadra costruita attorno al campioncino rossoblù è tanto. Barella all’Inter non è solo la partenza più remunerativa della storia del Cagliari, non è solo un campioncino che lascia la Sardegna per spiccare il volo verso palcoscenici europei, la Champions League, la nazionale, provare a vincere quello che a Cagliari sarebbe stato solo un sogno.

Barella è figlio della città, è cresciuto con il rossoblù addosso e con il rossoblù ha raggiunto tutte le nazionali, dalle giovanili fino a quella maggiore con Mancini.  Riva, Conti e tutte le altre bandiere più o meno recenti non erano mai nate sotto il sole di Cagliari, non erano cresciute all’ombra della Sella del Diavolo: arrivati da oltre Tirreno, forse proprio per questo, si sono legate all’isola, sposando non solo una squadra, ma una terra intera, con orgoglio. Nessuno è profeta in patria, dall’esordio in Serie A passando per quell’assist di Salerno prima di partire per Como, il rientro alla casa madre, la crescita costante da Rastelli a Lopez fino a Maran, il rigore di Benevento e la punizione di Bergamo, le ammonizioni e le reazioni, fin dall’inizio si capiva che a Cagliari era nato un campione.

Termina la sua esperienza dopo aver toccato esattamente quota 100 in Serie A, scherzo del destino. La differenza è tutta qui, nelle reazioni a questa cessione rispetto a quelle di altri campioni come Suazo, Muzzi, O’Neill e tutti gli altri che i tifosi rossoblù hanno ingoiato negli anni: Barella è figlio di Cagliari e Cagliari, o certamente una cospicua parte di essa, si sente tradita. Si parla di un calcio moderno nel quale le bandiere non esistono più, ma le bandiere sono tali perché ne esistono pochissime nella storia. Dare una nuova dimensione al Cagliari deve essere il futuro, per fa sì che il nuovo Barella che potrebbe nascere domani trovi nella sua terra il futuro roseo che merita.

Matteo Zizola

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