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Promesse disilluse e scontri, la calda estate del Cagliari

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Un altro giorno è andato, la sua musica ha finito, quanto tempo è ormai passato e passerà? Le parole sono di una vecchia canzone di Francesco Guccini, ma potrebbero essere la colonna sonora del calciomercato formato Cagliari.

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In principio fu Godín
È l’estate delle promesse (per ora) mancate. Parole spese che trovano poco riscontro nei fatti, almeno fino a oggi 12 agosto 2021. Partendo ad esempio dal caso Godín, messo praticamente alla porta quando ancora il mercato non era ufficialmente iniziato. Una porta che non è ancora stata aperta dal Faraone nonostante le pressioni mediatiche sul suo ingaggio troppo oneroso per le casse rossoblù. Galeotto fu il Covid che ha portato con sé mancati introiti e una revisione dei conti partendo dai tagli del monte stipendi. Eppure quando sono state apposte le firme sull’accordo da 4 milioni netti a stagione per due anni – più opzione per il terzo – i problemi portati dal virus erano ancora presenti e ben lungi dal mostrare la luce in fondo al tunnel. E così, in questi giorni di allenamenti nel centro sportivo di Assemini, il Faraone continua a guardare alla stagione alle porte da giocatore del Cagliari, rispedendo al mittente le offerte al ribasso che arrivano dall’estero e confermando la volontà di restare in Sardegna e rispettare gli accordi presi.

Occasione mancata
Le parole del presidente Giulini, quelle di Leonardo Semplici a ruota. Protagonista Sebastian Walukiewicz, il difensore polacco classe 2000 passato da gioiello da mostrare a comprimario senza presenze nel giro di un cambio di allenatore. I zero minuti dopo l’arrivo del tecnico ex Spal, che gli ha preferito i vari Rugani e Klavan, sono diventati una promessa di nuove opportunità arrivate nel precampionato in corso. La palla passata a Walu, chiamato a dimostrare di poter essere un punto di forza, uno con “le qualità per essere protagonista”. Le difficoltà mostrate in amichevole hanno rimesso al centro del mercato il polacco, il Torino bussa alla porta, il Cagliari valuta. Sembrano dunque bastate le prime uscite stagionali per fiutare una bocciatura abbastanza rapida, con il tempo che scorre fin troppo veloce e Walukiewicz pronto ad alzare bandiera bianca.

Pettine e nodi
Risoluzione del contratto e attesa. Radja Nainggolan non è più un giocatore dell’Inter da quasi 48 ore, ma per ora resta libero e senza alcun accordo con il Cagliari. I nerazzurri, con una mossa improvvisa ma prevedibile, hanno denudato il re. Ci si aspettava una chiusura rapida, il famoso problema della buonuscita risolto, ma nel gruppo a disposizione di Semplici non c’è ancora traccia del Ninja. I nodi sono venuti al pettine, non l’Inter a fare da blocco per il ritorno del centrocampista belga in Sardegna, ma la società rossoblù che gioca al ribasso. “Il discorso Nainggolan si vede che non si sviluppa e quindi c’è poco da dire”, queste le parole a inizio luglio del direttore sportivo Capozucca in merito al discorso buonuscita, che sembrava bloccare quella che era stata definita una priorità. Ora che però l’Inter rappresenta il passato e Nainggolan è libero da legami, la situazione resta congelata. L’offerta del presidente Giulini ridotta non solo economicamente, dai due milioni iniziali si è arrivati a poco più della metà, ma anche per quel che riguarda la durata dell’accordo. Biennale con opzione sul terzo che diventa un contratto annuale con opzione sulla seconda stagione. Nainggolan, a questo punto, potrebbe iniziare ad ascoltare le sirene che arrivano dall’estero, anche se la priorità resta trovare l’accordo per tornare in rossoblù. Aspetto che il Cagliari prova a far valere, sperando che le ragioni del cuore vincano su quelle economiche e rendano meno amara la pillola della promessa cambiata. Un modus operandi non nuovo e che ha visto in questi due mesi protagonisti anche Alessandro Deiola e Luca Ceppitelli.

Cortina di ferro
C’è poi la promessa delle promesse in una guerra fredda che vive ore intense sul tavolo delle trattative. Nahitan Nández ha affidato all’ormai famoso post social le sue ragioni, la “parola d’onore” del presidente Giulini di cederlo una volta raggiunta la salvezza non mantenuta. Manca l’offerta congrua, anche se un rilancio dell’Inter – seppur minimo – potrebbe arrivare a stretto giro. Le motivazioni del León sono note, i problemi personali messi da parte per concentrarsi sul campo e che sono diventati macigni nelle ultime vacanze in Uruguay. E ora il centrocampista della nazionale Celeste pretende che la parola data venga onorata senza se e senza ma. Ci sono i contratti, c’è una clausola che nessun club ha intenzione di versare, ma c’è anche una situazione di stallo che non fa bene a nessuno e che andrebbe risolta celermente onde evitare ripercussioni. E c’è quella promessa che, guardando al quadro totale, assume un’altra dimensione. Nelle prossime ore le pedine potrebbero spostarsi nella scacchiera, a muoverle l’Inter e l’entourage del giocatore nel tentativo di far arrivare il sì di Giulini e firmare la tregua con buona pace di tutti i protagonisti.

Un filo rosso che lega quattro giocatori dal destino comune. Contratti firmati che si intrecciano, altri in attesa di vedere la luce, cessioni e ritorni, parole e futuro. Da Godín a Nández passando per Walukiewicz e Nainggolan il Cagliari è chiamato a decidere e a farlo presto. Il countdown verso la nuova stagione è iniziato, il tempo scorre veloce e Semplici chiede certezze.

Matteo Zizola

 

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