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Corsi e ricorsi in salsa Cagliari: i nodi sul futuro di Semplici

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L’inizio è la fine, la fine è l’inizio. È il mantra di Dark, serie televisiva Netflix, e dark è anche il colore delle prime tre giornate del Cagliari. Corsi e ricorsi, stagioni che si ripetono e con loro le delusioni iniziali di un campionato che parte al rallentatore. Un’annata preparata forse senza troppa convinzione, almeno alla voce progetto tecnico, come se i risultati con i quali si è chiusa la stagione precedente avessero costretto a restare sulla strada vecchia nonostante il desiderio di rinnovamento fosse più forte.

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Presente e passato

Corsi e ricorsi, si è scritto. Perché il campionato giunto alla terza giornata inizia a ricordare quello del secondo anno di Serie A con Rastelli in panchina. Ovvero una rosa creata con colpevole ritardo, innesti che hanno bisogno di tempo per ritrovare la condizione, infine un allenatore confermato sull’onda dei risultati del recente passato – undicesimo posto il campano, salvezza miracolosa Semplici – ma senza la giusta convinzione in vista del futuro. E, sullo sfondo, una situazione economica difficile che ha richiesto scelte con un occhio al portafoglio anche per quel che riguarda il tecnico. Tra i corsi e ricorsi non possono poi mancare le parole presidenziali, da un lato ricche di ottimismo, ma dall’altro a dare la sensazione di una sorta di ultimatum non solo a Semplici, ma anche a una rosa “di valore“, ma alla quale “serve solo un po’ di entusiasmo“, per usare le frasi di Giulini a Videolina. Un po’ come accaduto quando in bilico c’era Di Francesco e la sua conferma genovese era stata solo il preambolo di un cambio dopo l’ennesimo soffio di vento contrario. “Dobbiamo solo pensare a fare punti. Non solo in gara. Durante la settimana, nel corso della giornata, negli allenamenti, in tutto ciò che facciamo“. L‘ossessione del risultato che deve essere trasmessa al gruppo tutto, allenatore, giocatori, chi scende in campo e chi no, ciò che secondo Giulini è mancato in questo inizio. Un messaggio a chi gioca, ma che si riflette pesantemente anche su Leonardo Semplici. “Questo risultato non ci toglie niente” le parole del tecnico toscano dopo la sconfitta, mentre Giulini sui punti come ossessione ha messo il carico.

Panchina bollente

La domanda è immediata e logica conseguenza. Semplici rischia l’esonero?Sarebbe troppo facile addossare le colpe all’allenatore“, così il presidente rossoblù, ma oltre al cerchio anche la botte ha ricevuto un colpo. Tecnico saldo, ma fino a un certo punto. “Dopo la gara non ci siamo parlati” e “gli animi non erano tra i più sereni” sono parole che aprono un ventaglio di possibilità vario e sul quale niente può essere dato per scontato. C’è la logica, quella che prevedrebbe proseguire con convinzione con un allenatore che, in fondo, non ha mai avuto la rosa al completo non per sue colpe, ma per via di un mercato creativo sia nei tempi che nei modi e di una pausa per le nazionali che ha lasciato problemi alla voce scelte. C’è l’aspetto economico, perché se l’indice di liquidità è un problema ribadito più volte, allora diventa complesso pensare dopo sole tre giornate a due allenatori a libro paga. E dall’aspetto economico si può anche trovare il modo di sfogliare la margherita dei possibili sostituti, dalle suggestioni che andrebbero contro il risparmio necessario – Ranieri, Gattuso, Donadoni e Mazzarri, soprattutto per l’apporto caratteriale che potrebbero fornire al gruppo – al ritorno di chi non peserebbe poi tanto sul bilancio della società. E il nome di Diego Lopez torna a illuminarsi nell’elenco dei possibili sostituti: corsi e ricorsi appunto, esattamente come nella stagione del Rastelli bis in Serie A. Al momento, però, è difficile pensare a un cambio di rotta imminente, ma El Jefe resta in preallarme qualora la barca dovesse imbarcare ulteriore acqua nei prossimi impegni. Senza dimenticare il fattore Uruguay, con cinque giocatori “celesti” in rosa e Lopez che chiuderebbe l’eventuale cerchio.

Imputati

La polvere sotto il tappeto inizia a fare capolino sul tavolo delle decisioni. Cancellare Semplici, pur con tutte le colpe che si possono dare all’allenatore toscano, vorrebbe dire trovare nuovamente in chi si siede in panchina il responsabile di tutti mali. “La rosa è competitiva”, “quello che si fa nella settimana deve essere visibile la domenica”, “abbiamo fatto un buon primo tempo ma non basta“, sono dichiarazioni che contrastano con l’assenza di responsabilità dell’allenatore in pectore. Guardare il dito – gli errori contro il Genoa – dimenticandosi della luna – assenze che nascono da scelte consapevoli sul mercato – dà la sensazione dello scaricabarile e di un Semplici che non può essere troppo tranquillo guardando al proprio futuro rossoblù. E quando dopo le rassicurazioni arrivano le bordate tra le righe, il passato insegna che la panchina scotta ancora di più rispetto a quando le bordate sono dirette e senza zuccherini a monte. Per questo anche la logica dipende dal punto di vista di chi la logica la deve applicare nelle decisioni. Per questo il tecnico toscano non può sentirsi al sicuro, anzi. Per questo le prossime ore potrebbero essere decisive, ma anche se dovesse passare la nottata – come con Eusebio Di Francesco – basterebbero nuove nuvole nel futuro prossimo a riportare la tempesta e infine il cambio in panchina.

Possiamo fare un buon campionato, ci sono ancora 35 partite da giocare“. Giulini, nonostante tutto, guarda con ottimismo al futuro e questo a prescindere da quelle che potranno essere le scelte. Con o senza Semplici, il passato potrebbe infatti invitare il patron rossoblù a seguire il detto che chi ha tempo non aspetti tempo. Andare all’opposto di quanto fatto con Maran e con Di Francesco, insomma. Senza insistere su una parola abusata e mai davvero seguita, il famoso progetto.

Matteo Zizola

Al bar dello sport

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