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Cagliari, dall’illusionismo al pragmatismo: Capozucca è la tua certezza

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Ogni tessera al proprio posto e, come per magia, l’immagine del Cagliari è tornata a riflettere i contorni della Serie A. “Dobbiamo salvarci e ci salveremo“, parola di Stefano Capozucca.

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Esperienza e pragmatismo
Non ora, non quando la classifica parla di una squadra che ha recuperato terreno. Piuttosto nel momento in cui tutto sembrava perduto, dopo la sconfitta del Picco contro lo Spezia e la salvezza che assumeva sempre più le sembianze di un miraggio. Eppure, non casualmente e pur non scendendo in campo, Capozucca ha dimostrato ancora una volta la propria importanza. O quella dell’uomo giusto, al posto giusto, non nel momento giusto. Quasi troppo tardi, fortunatamente per il Cagliari appena in tempo. Gestore di uomini, come chi mastica calcio e mette la propria esperienza al servizio di un gruppo mentalmente in difficoltà. Prendere per mano la squadra, fine psicologo, mettendo i giocatori davanti alle proprie responsabilità, ma anche dando loro una spalla sulla quale appoggiarsi.

Il cerchio di Semplici, Capozucca in mezzo. Udine, la vittoria sofferta e il direttore sportivo che “non aveva più parole, dopo aver sofferto insieme a noi anche stasera”. Joao Pedro nel post partita del Friuli ne fa capire l’importanza, quel “anche stasera” che ribadisce la vicinanza di un uomo che ha scommesso sui suoi ragazzi quando tutto sembrava perduto. Lo sprono a Nainggolan, l’esaltazione dei valori umani di Godín, la promessa dei gol salvezza di Joao, Pavoletti, Simeone e Cerri. “I calciatori non sono imbecilli” disse il giorno della sua presentazione, “non ho la bacchetta magica” aggiunse. D’altronde quello di Capozucca non è illusionismo, ma bensì il pragmatismo di chi sa che corde toccare e come stimolare i calciatori.

Dal passato al futuro
Chissà cosa ne sarebbe stato del Cagliari se non si fossero mai separate le strade con il suo direttore sportivo dopo la doppia annata con Rastelli in panchina. Promozione, undicesimo posto e poi via, non a caso da nessuna stagione ha mai raggiunto i livelli di quell del ritorno in Serie A, nonostante rose superiori per livello e costo. Anche in quell’occasione l’inverno fu rigido, ma la figura di Capozucca riportò a galla la nave che imbarcava acqua e aiutò allenatore e giocatori non solo a metterla in salvo, ma a raggiungere un risultato altrimenti insperato. Dopo di lui Rossi, Carli e Carta, senza che siano arrivati i risultati nonostante i cambi dietro la scrivania, in panchina e in campo.

Il passato dovrebbe finalmente insegnare, il futuro trarre giovamento da errori da non ripetere. Perché Capozucca e Cagliari hanno un legame speciale, perché che arrivi o meno la salvezza sperata si potrà ricostruire ripartendo da quella storia rimasta a metà. Ogni tessera al proprio posto, il presidente che fa il presidente, l’allenatore che fa l’allenatore e il direttore sportivo che unisce i fili. “Il direttore non fa solo il mercato, sono di sostegno al mister e al gruppo. Sarebbe riduttivo vedere solo il mercato in un ds”. Capozucca sta dimostrando con i fatti le parole espresse al suo ritorno. Tocca a Tommaso Giulini capirlo definitivamente.

Matteo Zizola

 
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