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Carbonia | Gol, miele e libri: alla scoperta di capitan Gjuci

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Primo appuntamento con le interviste realizzate dai ragazzi della 4^C Turistico dell’Istituto Beccaria di Carbonia ai protagonisti del club minerario, nell’ambito del progetto giornalistico realizzato insieme alla redazione di Centotrentuno inserito nel programma formativo rivolto agli alunni.

Più di quattrocento giorni fuori di casa. Esattamente 416, dal 15 novembre 2020 al 5 gennaio 2022: quasi un anno e mezzo a guardare le catene che tenevano i cancelli chiusi al pubblico. Ador Gjuci, attaccante italoalbanese di 23 anni, è da qualche mese il capitano del Carbonia, uno dei reduci della cavalcata biancoblù della scorsa stagione. Un’annata ricca di alti e bassi, con un buon rendimento sul campo ma con la questione legata allo stadio Zoboli che ha riempito le pagine dei giornali, con polemiche feroci tra la società mineraria e la precedente amministrazione comunale. Abbiamo intervistato uno di quelli presenti fin dalla prima ora del ritorno in Serie D, spaziando tra temi legati al calcio ma non solo. 

Gjuci, com’è cambiato il Carbonia rispetto alla scorsa stagione? 
Quando sono arrivato, a inizio dello scorso anno, il Carbonia era appena salito in Serie D. C’è stata un’evoluzione, le cose sono andate sempre per il meglio e speriamo continuino così. 

Come vivi il tuo ruolo da capitano? 
Ha dei pro e dei contro. Hai maggiore responsabilità, oltre a fare il bene per te stesso devi cercare di fare quello della squadra. È un compito tosto ma bello e ti dà molte soddisfazioni. 

Che tipo di attaccante sei? 
Penso di essere un centravanti “tipico” e con una buona tecnica, che può essere aiutato da un’altra punta che cerca la profondità. Amo spaziare sul fronte d’attacco creando molto movimento. 

Quali sono le tue passioni extracalcistiche? 
Nel tempo libero mi dedico alla lettura: mi piace un po’ di tutto, anche le biografie. Adoro lavorare il miele con mio padre, abbiamo questa passione in comune. Per me è un bellissimo mondo e consiglio a tutti di scoprirlo. 

Che cosa ti lega alla cultura albanese? 
I dolci che fa mia mamma (ride, ndr): sono uno a cui piacciono parecchio, è il mio punto debole. Sono nato in Italia, ma vado spesso in Albania, ogni due o tre estati: mi fa piacere riscoprire le mie origini, con i miei parlo albanese. È bello vivere più culture.

Qual è il gol che ricordi con più piacere? 
Quello segnato allo Zoboli nella vittoria 2-0 contro la Torres, nella prima partita del Carbonia in Serie D dopo trent’anni. 

Quali sono i rapporti all’interno dello spogliatoio? 
Direi ottimi: più i rapporti sono buoni, più incidono sul risultato. Bisogna mantenerli sempre e non sfaldare mai il gruppo.

Sara Angioni
Giada De Maio
Elisa Piras

Al bar dello sport

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